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Posts by Claudio Cutolo

Annuncio alla televisione

Capitolo 2 - Annuncio alla televisione Camillo si era fermato davanti ad un negozio di elettrodomestici. Nella vetrina c’erano televisori di ogni grandezza,3 qualità e prezzo. Erano tutti accesi e su ognuno c’era un programma diverso. Uno di loro addirittura trasmetteva il notiziario nel linguaggio dei segni. Camillo stava guardando una fotocamera quando una calca di persone lo spinse verso la vetrina. Ma che stava succedendo? Avevano interrotto tutti i programmi per un’edizione straordinaria del TG. Perfino il telegiornale dei segni interruppe le notizie per collegarsi ad un altro telegiornale. Furono accesi gli altoparlanti del negozio così che anche da fuori si potesse ascoltare. Apparve il Presidente della Repubblica, aveva gli occhi lucidi, era teso, spaventato, terrorizzato.«Ma è caduto il Governo?»Chiese un signore dietro Camillo.«Boh… guardate che faccia!»Fece eco un altro. Il presidente incominciò a parlare.Popolo, popolo italiano, popolo d'Europa, popolo di tutto il mondo, purtroppo è accaduto quello che tutti abbiamo sempre scongiurato accadesse!La folla incominciò a fare supposizioni, alcune assurde, sembrava che le persone non prendessero troppo sul serio il presidente.«È scoppiata un’epidemia di ebola?» chiese un signore calvo.«Forse il sole ha smesso di brillare?» domandò un giovane.«Oddio, se è il diluvio universale io sono uscito senza l’ombrello!» disse un giovanotto con la barba.«Mi auguro che non siano finite le riserve di birra!» esclamò un signore grasso.«Speriamo che non hanno squalificato il campo di calcio della mia squadra!» disse uno che indossava una sciarpa colorata.«Non è che hanno interrotto la fiction “Marabella” su Rete Silver?» disse preoccupata una signora anziana.«E se fosse scoppiata la guerra mondiale?» disse una donna bionda.«O mio dio speriamo che non hanno chiuso Chees-King, il mio fast-food preferito!» disse una donna grassa mentre mangiava un cannolo al cioccolato.«Dobbiamo preoccuparci?» chiese una signora anziana con il bastone.«Ma di che! Siamo italiani, siamo pronti a tutto!»Rispose ridendo un signore in giacca e cravatta.Sciaguratamente, dal carcere di sicurezza…«Ah… ecco… sarà evaso qualche criminale o qualche politico… come al solito, siamo in Italia!» replicò il signore grasso, ridendo.Ma la voce continuò: …nei sotterranei di massima sicurezza, posti alla profondità di 40 km…Camillo avvertì un brivido percorrere le persone intorno a lui; si irrigidirono tutti, come delle statue di pietra. Nessuno aveva più voglia di scherzare. Nelle loro teste incominciarono a ronzare insistentemente le parole:...Quaranta chilometri, quaranta chilometri, quaranta chilometri…C’era un solo carcere costruito alla profondità di 40 km sotto terra. Camillo notò il terrore negli occhi della gente. Non era paura, era qualcosa di più terrificante, era la morte che attraversava i loro volti, era la notte più nera, il buio più spaventoso stava avvolgendo le loro anime.…questo pomeriggio è evaso…Tutti spalancarono gli occhi ed incominciarono a tremare. Le donne incominciarono a piangere a dirotto e i mariti stringevano i pugni e si mordevano le labbra.Il Presidente balbettava.…è evaso... Da…Da… Dabby Dan!Camillo rimase basito. Dabby Dan? Ma chi era questo Dabby Dan? Un ladro? Un assassino? Un imbroglione? Un… ma non riuscì a pensare ad un’altra figura losca, perché distolto dalle urla che udì alle sue spalle, si voltò e davanti a lui si presentò una scena raccapricciante: la gente correva, scappava, urlava, piangeva, si disperava. Uomini che lasciavano le auto aperte in strada e fuggivano a piedi. Donne che prendevano i bambini in braccio e iniziavano a correre come forsennate lasciando i passeggini incustoditi. La città era in subbuglio. Camillo non credeva ai propri occhi, ma che cosa stava succedendo? Si voltò di nuovo a guardare il presidente che stava ancora parlando....Fate presto, rintanatevi nelle vostre case. Barricate porte e finestre, non uscite per nessuna ragione. I viveri vi saranno consegnati dai militari che raggiungeranno tutte le città in pochi giorni. Non aprite a nessun essere umano che si presenterà alle vostre porte da solo. Ma soprattutto non lasciate uscire i vostri figli, fatelo per il loro bene, e se una forza innaturale li attirerà cercando di farli uscire, non esitate a legarli, picchiateli, ma non fateli uscire, per il loro bene, per l’amor del cielo! Ma state attenti anche voi, Dabby Dan uccide anche gli adulti, soprattutto se si mettono sulla sua strada, quindi non uscite, fate attenzione…Il presidente parlava guardandosi continuamente alle spalle, poi smise di colpo e fuggì via.Camillo era perplesso, tutto questo accanimento per un uomo?Ma quando si voltò saltò su se stesso dallo sconcerto: la città era deserta. Non c’era anima viva, non un uomo, non un poliziotto, non un metronotte. Solo qualche gatto, che però doveva aver percepito la paura che regnava in città, perché camminava circospetto. C’erano negozi aperti con le porte spalancate. Altri avevano le porte chiuse ma la saracinesca alzata. C'erano auto abbandonate con le portiere aperte, e poi borse, ombrelli, valige, cappelli, biciclette. La città sembrava una ludoteca dopo il passaggio di trenta bambini scalmanati. C’era un silenzio tombale, un silenzio terrificante, il terrore aveva preso il sopravvento.   Capitolo successivo Capitolo precedente Torna all’indice    

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La città deserta

Capitolo 3 - La città deserta Pamela era ancora nel suo mondo immaginario fatto di castelli, musica e principesse; ora stava ballando con un principe dal vestito rosso e dorato. Ballavano al centro della sala, tutti gli invitati li guardavano e li ammiravano. Le donne salutavano con un fazzoletto bianco ricamato, gli uomini con un inchino. Ad un tratto intravide fra gli invitati una figura conosciuta, ma che le incuteva fastidio, poi quella figura si fece più nitida, era suor Cetaceo. La ragazza trasalì, si ricordò di colpo che non era al ballo ma a far spesse con la suora. Quanto tempo era trascorso? Aveva perso completamente la cognizione del tempo. La suora si sarebbe arrabbiata e sicuramente l’avrebbe picchiata. Corse a cercarla ma con grande stupore si accorse di essere sola. Nel supermercato non c’era nessuno. Le incominciò a battere il cuore all’impazzata. Iniziò a correre verso l’uscita, correva come una gazzella inseguita da un leone. Pensò di essere rimasta lì oltre l’orario di chiusura. Possibile che si fosse attardata, persa nei suoi sogni, per così tanto tempo? Uscendo si accorse che alle casse c’erano i carrelli pieni, come se fossero stati lasciati all’improvviso. Pamela si fermò di colpo: alcune casse erano aperte con ancora dentro i soldi. Ma che stava succedendo? Sicuramente qualcosa di brutto. Corse a perdifiato tra i negozi della galleria del centro commerciale, tutti vuoti, tutti abbandonati. Le mancava il fiato, non riusciva a respirare, nemmeno negli incubi più spaventosi aveva mai provato tanta paura. L'uscita, doveva riuscire ad arrivare all'uscita, una volta fuori avrebbe potuto respirare a pieni polmoni. Ma quando uscì dal centro commerciale e si ritrovò in strada la sorpresa e lo sbigottimento furono ancora più grandi: non c’era nessuno. Regnava il caos, un caos di oggetti sparpagliati, lasciati in strada, sui marciapiedi, incustoditi, disordine di oggetti dappertutto, un caos immobile, ma non c'era anima viva, non una persona in tutta la città. Pamela vagò per un po’ camminando a grandi falcate sperando di trovare qualcuno che le potesse dire cosa era accaduto. Poi si accorse di una cosa: tutte le case sopra ai negozi, erano chiuse, le tapparelle abbassate. Notò poi che alcune finestre ancora aperte venivano chiuse in fretta e furia, come se avessero paura di qualcosa, ma di che cosa? Era come un domino: tutte le finestre si chiudevano una dopo l’altra facendo scendere le tapparelle. Se non fosse stata spaventata si sarebbe potuta anche divertire alla vista di quello spettacolo. In meno di dieci minuti tutte le finestre furono chiuse. Era sola in mezzo alla città. Decise di tornare quanto prima al Prosperitano. Le suore si sarebbero arrabbiate perché non era tornata con suor Cetaceo, ma meglio le botte che restare sola in mezzo ad una città deserta, e poi alle botte delle suore era abituata, così come era abituata a sentirsi sola quando si trovava nell’orfanotrofio, ma non era abituata a ritrovarsi da sola in una città deserta. Fu scossa da brividi e lo sgomento si impossessò di lei. Accelerò il passo, pensò che non era il caso di correre perché si sarebbe stancata. Stava attraversando un incrocio quando finalmente vide qualcuno. Ne fu sollevata e si avvicinò per chiedere cosa fosse successo. Era un ragazzo della sua età. Pamela non era abituata a confrontarsi con coetanei maschi, fu colta da imbarazzo e stava per fare marcia indietro, ma lui se ne accorse e la chiamò. «Hey che fai?» «Ma che è successo? Dove sono finiti tutti?» «Non hai sentito? Un mostro è scappato dal carcere e tutti hanno avuto paura!» «Un mostro?» «Sì, dice che si mangia i bambini!» «Ma quanto sei scemo!» Disse Pamela infastidita. «Ma guarda che è vero, l’ha detto uno alla televisione!» Pamela si girò e se ne andò. «Fai come vuoi, se fossi in te correrei subito a casa!» Era furiosa, in città erano scomparsi tutti e l’unico rimasto le raccontava assurde per farle paura. E se fosse stato vero? D’altronde erano scappati tutti. Ma no, non era vero, non doveva dar peso alle stupidaggini di quel ragazzo, era chiaro che fosse più stupido di un cetriolo.   Capitolo successivo Capitolo precedente Torna all’indice    

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