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Bullismo genitori | Coinvolgimento delle famiglie

Bullismo genitori
Coinvolgimento delle famiglie

Bullismo genitori, bullismo soluzioni
Bullismo genitori, bullismo soluzioni

Se leggete un libro sul bullismo, se partecipate ad un convegno o ad un seminario sul bullismo, se spulciate in rete sotto la voce soluzioni per il bullismo, tutti i progetti danno grande risalto al coinvolgimento dei genitori dei ragazzi, siano essi bulli o vittime.

 

Ma questo tipo di intervento è davvero efficace? Dà realmente dei buoni risultati?

 

Quando in un scuola viene presentato un progetto per arginare il bullismo, tra le proposte da tutti ritenute più interessanti c’è quella degli incontri scuola-famiglia, genitori e insegnanti. Ma quasi sempre si tratta di progetti belli sulla carta, ma difficili da realizzare ma soprattutto poco efficaci.

Il primo problema è la partecipazione dei genitori, soprattutto i genitori del bullo. Così, tra impegni  difficoltà dei più, ci si ritrova a far riunioni con i genitori della vittima e quei genitori onnipresenti nella scuola, perché non hanno altro da fare.

Il secondo problema è che sono pochi i genitori che accettano di sapere che il figlio sia un ragazzo problematico che compie atti di prepotenza. Soprattutto quando siamo in presenza di un bambino viziato, il cui comportamento negativo viene rinforzato proprio dai genitori. Ma ancora più complicata è la situazione del bullo leader, in cui i genitori potrebbero realmente cadere dalle nuvole. Il bullo leader spesso non mostra gravi comportamenti apparenti: è brillante, intelligente, ha la risposta sempre pronta, piace a tutti. Non ha atteggiamenti aggressivi in generale. Spesso eccelle anche nelle materie scolastiche. Come si spiegherà a quel genitore che il figlio fa il prepotente con un altro bambino? Nel 99% dei casi vi risponderà che il figlio non fa queste cose e che sicuramente è stato provocato.

Sono pochi i genitori che accettano di sapere che il proprio figlio è un bullo. E comunque tenderanno sempre a difenderli.

Dobbiamo però constatare che in presenza di genitori che accettano che il proprio figlio sia un bullo, le possibilità di risoluzione del caso sono maggiori. 

Ma per la maggior parte dei genitori il proprio figlio è sempre buono, magari vittima, ma mai prepotente. 

Un chiaro esempio è quello del bambino che torna a casa con un occhio nero. Il giorno dopo la madre si reca a scuola chiedendo spiegazioni all’insegnante, pretenderà che si prendano provvedimenti, rimprovererà le insegnanti di essere poco attente, che il bambino che ha picchiato il figlio è maleducato, e tanto altro. Ma la stessa madre nella situazione inversa, in cui è stato il figlio a picchiare un altro bambino, tenderà a sminuire l’accaduto: in fondo sono bambini; sono cose che possono succedere; la madre del bambino picchiato sta esagerando; che colpa ne hanno le insegnanti con tutti questi bambini in classe?

Ed è quello che accade quando si prospetta ad un genitore che il proprio figlio commette gesti di bullismo. Sicuramente dirà che il figlio è un po’ vivace, ma niente di più, non è un bullo, forse è stato provocato, che non è colpa sua ma dei compagni. I pochi casi in cui i genitori accettano le problematiche del figlio si tratta perlopiù dell’emarginato violento, e in quel caso il genitore vi dirà: Lo so, ma che ci posso fare? Mica lo posso uccidere?

Altro problema, non di poco importanza, è l’eterogeneità di pensiero degli individui di un nucleo familiare. Un insegnante potrà trovarsi davanti una mamma che ammette che il figlio sia un bullo, ma che una volta tornata a casa e parlato con marito, madre, suocera o un fratello più grande, cambi idea e il giorno dopo riveda le sue posizioni con l’insegnante, magari dice che il figlio è solo una vittima, e che l’insegnante lo ha preso di mira.

Possiamo affermare con certezza che è giusto che i genitori siano coinvolti e soprattutto informati di quello che succede nella scuola soprattutto per quanto riguarda i propri figli, ma per arginare il bullismo il loro coinvolgimento risulta poco efficace.

Dobbiamo però sottolineare che chi sono casi in cui il coinvolgimento dei genitori può risultare controproducente. Nel caso per esempio di bulli figli di genitori appartenenti a posizioni sociali alte e potenti, può accadere che questi, non accettando che il figlio sia un bullo, potrebbero rivolgersi ad amicizie influenti, fino a far arrivare all’insegnante una diffida del dirigente scolastico.

Certo è che se si trovano genitori disponibili ad un confronto e ad accettare consigli per aiutare vittime e bulli, il lavoro diventa più semplice, per la scuola e gli insegnanti.

 

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