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I soldati, soldati dappertutto

Capitolo 19 – I soldati, soldati dappertutto

Stava calando il buio e dovevano cercare un posto per dormire, ma non avevano voglia di girare, e l’unico posto dove si sentivano al sicuro era la baracca del custode, tornarono lì. Lui non c’era, accesero una candela, si sedettero a tavola e mangiarono qualcosa che avevano nello zaino di Camillo. Del custode non c’era traccia. E ad un certo punto crollarono. Betta e Pamela si adagiarono sul divano, Camillo sulla panca.
L’indomani mattina si svegliarono di soprassalto a causa di una pioggia intensa che batteva sulla baracca e da un forte trambusto. Si precipitarono alla finestra, forse il custode aveva rimesso in azione qualche giostra. Ma dalla finestra, guardando verso la strada che costeggiava l’entrata del Luna Park, videro un’invasione di carri armati. Camillo prese un sacchetto di plastica e si coprì capo e spalle e uscì sotto la pioggia. Si nascose dietro la giostra del drago, una giostra che girava in tondo velocemente. Da lì poteva osservare la strada senza farsi scoprire. La città era invasa da carri armati, sembrava un film di guerra, soldati in ogni angolo, armati fino ai denti. Avevano visi cupi e arrabbiati. Camillo ritornò nella baracca mezzo inzuppato, tremava, ma più per la paura che per il freddo. Pamela era bianca, era spaventata, non le piacevano i soldati. Betta non aveva ancora capito che cosa stesse succedendo. Probabilmente l’esercito era lì per catturare Dabby Dan, eppure incutevano più sgomento loro che il mostro, vuoi per il numero di militari, vuoi per l’imponenza, o semplicemente perché i soldati incutono sempre paura. Del custode non c’era ancora traccia.
«Sai Camillo, mi fanno più paura loro che Dabby Dan!» disse Pamela.
«Anche a me. Mi chiedo se davvero sia necessario l’esercito per un mostro che scappa quando vede il custode! Non bastava la polizia? Mah…»
Non potevano uscire, non avrebbero saputo dove andare, e la soluzione migliore fu restare nella baracca.
«E se vengono a controllare anche qui?» chiese Pamela.
«Ci nascondiamo nella cassapanca!»
Ma i soldati non perlustravano le case, nemmeno i luoghi privati, innalzavano solo barricate per strada, si posizionavano dietro pilastri come cecchini in attesa di sparare. Erano in gruppi di soldati, vestiti di verde scuro, ogni gruppo composto da una dozzina di elementi, tutti con una stella rossa sulla spalla, comandati da un soldato con una stella d’argento. I soldati con le stelle d’argento si rivolgevano ad uno con una stella d’oro. Infine, quelli con la stella d’oro, erano agli ordini di uno con un blasone d’oro. Quest’ultimo con blasone d’oro se ne stava dietro una barricata e guardava tutto con lo sguardo severo. Impartiva ordini con una bacchetta, tutti eseguivano i suoi ordini senza fiatare, sembravano formiche operaie. Era come il direttore di un’orchestra, muoveva la bacchetta in lungo e in largo senza parlare e, come in una grande orchestra tutti comprendevano gli ordini dal solo movimento della bacchetta, senza che questi pronunciasse una qualsiasi parola. Tutto e tutti si muovevano con azioni che era chiaro avevano imparato e ripetuto e ripetuto fino ad apprenderle alla perfezione. Tutto era stato studiato meticolosamente nei minimi particolari e tutti erano stati addestrati a non sbagliare una sola azione, tutto doveva procedere per il meglio, sotto la direzione attenta ed esperta del soldato con il blasone d’oro, il direttore d’orchestra.
Mentre i tre ragazzi osservavano dalla finestra della baracca la preparazione bellica dei soldati si aprì la porta, i ragazzi sobbalzarono per la paura. Pamela diede anche un urlo. Era il custode che nemmeno si accorse dello spavento dei ragazzi. Entrò a testa bassa e si diresse direttamente alla credenza dove prese una bottiglia di acqua e bevve a sazietà. I ragazzi erano contenti del suo ritorno, si sentivano più sicuri.
«Ci sono i soldati!» disse Pamela.
«I soldati arrabbiati! A me non mi piacciono!»
Anche i ragazzi manifestarono il loro timore per i soldati. Il custode fissava la credenza, poi uscì per rientrare dopo un secondo.
«Noi, meglio che andiamo alla roulotte!» disse.
«Roulotte? Quale roulotte?» chiese Camillo.
Il custode uscì senza rispondere e i ragazzi lo seguirono a ruota. In fondo al Luna Park c’erano alcune roulotte, erano lontano dalla strada, ma da lì si poteva osservare tutto il Luna Park ed era un punto strategico per vedere se i soldati si fossero avvicinati.

 

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