Televisione cattiva maestra | Ris Roma 3

Televisione cattiva maestra
Ris Roma 3

Ris roma 3

Ris Roma 3

Alcuni programmi televisivi possono essere pericolosi per gli adolescenti: comunicano messaggi ambigui, proponendo modelli negativi come eroi invincibili.

Perché Ris Roma 3 Delitti imperfetti rientra in questa categoria di televisione diseducativa e pericolosa per gli adolescenti?

 

In un altro articolo abbiamo parlato della differenza tra i cartoni di una volta e quelli di oggi. La sostanziale differenza sta nel fatto che nei cartoni dei Robot degli anni 70/80 c’era una chiara e netta distinzione tra il bene e il male. Il cattivo era un pessimo soggetto, i bravi erano gli eroi. Mentre i cartoni di oggi sono fuorvianti, spesso i cattivi vengono presentati come soggetti affascinanti, molto più carismatici rispetto ai buoni. I cattivi sono astuti, intelligenti, invincibili, affascinanti, spesso molto più dei buoni.

Purtroppo questo non accade solo nei cartoni animati, ma anche nelle sit-commedy, nei film e nelle fiction.

E qui, con rammarico, dobbiamo fare una critica ad una Fiction, RIS Roma 3 delitti imperfetti, nella quale recitano davvero bravi attori, ma che propone una trama, a nostro avviso, diseducativa e pericolosa.

Già nella seconda serie risultava ambigua la presenza della banda del Lupo, un gruppo di 5 malviventi spietati, tra cui una donna che dovrebbe essere affetta dalla sindrome di Stoccolma. Un gruppo invincibile, composto da personaggi che viaggiano su una sottile linea tra il fascino e la ferocia. Sono spietati, commettono omicidi di una ferocia inaudita, ma al contempo sono invincibili, astuti, geniali, tecnologici e  per 20 puntate gabbano continuamente i Carabinieri.

E perfino nel finale la vittoria dei Carabinieri risulta effimera, pochi minuti e il Lupo evade, lasciando presagire un ritorno.

Ed è così che si giunge alla cosa più incresciosa: nella terza serie viene riproposto a fotocopia il copione della seconda serie, senza novità, senza grandi cambiamenti nella trama. Il lupo riforma la sua banda, sostituendo due di loro, e  ridiventa invincibile e beffa ancora per 20 puntate i Carabinieri del Ris.

Ora non vorremmo entrare nel merito della trama che in alcune scene ricorda un po’ i film americani degli anni ’80 in cui l’intrepido eroe sfuggiva ai proiettili dei nemici facendo capriole, ma il problema è che qui i ruoli si invertono: sono i criminali ad essere imbattibili. Schivano i colpi di arma da fuoco dei Carabinieri, hanno la sfacciataggine di sfidarli e gabbarli continuamente. Davvero raccapricciante la scena in cui, pur sapendo di trovare i Carabinieri, tornano nel loro covo con spavalderia e tracotanza, ostentando sicurezza, e naturalmente vincendo il confronto per l’ennesima volta. Temerari, senza paura, invincibili, ribelli, e con un leader duro e carismatico, il lupo, il prototipo del bello e dannato.

Ma qual è il messaggio che trasmette la serie? Ma soprattutto qual è il messaggio che recepisce un ragazzo di 12/18 anni? Anche se in presenza dei genitori che possono tentare di fare da mediatori, quello che accade nella testa di un ragazzo di quell’età è inimmaginabile. I ragazzi a quell’età sono attratti dai ribelli, da quelli che infrangono le regole, che bevono e fumano, commettono piccoli reati. La fiction vorrebbe presentare così la banda del Lupo, un gruppo di ragazzi disadattati. Ma lo fa esagerando e pecca di due gravi incongruenze:

  1. Nella realtà, i disadattati finiscono in prigione molto presto, nella fiction sono invincibili.
  2. Nella realtà i disadattati suscitano fascino su pochi, nella fiction vengono proposti come geniali e in gamba, e suscitano il fascino sugli spettatori, soprattutto quelli più giovani.

Un gruppo di criminali invincibili, nessuno riesce a batterli, fino alla fine. E nel finale il lupo perde, ma non perché è la giustizia a trionfare attraverso il lavoro delle forze dell’ordine, ma perché malato, perché ormai è vicino alla morte.

Le dinamiche del bullismo sono queste: il bullo non è altro che un estimatore di questi personaggi: trasgredire, sottomettere il più debole, raggirare gli adulti e farla franca: sono la sua idea della vita scolastica.

Ma fino a quando il fascino dell’idea di ribellione si limita a commettere atti di bullismo, è possibile intervenire, ma il passo dal bullismo alla criminalità è breve, e una volta oltrepassato il limite, non c’è più molto da fare.

Mi dispiace Ris Roma 3, ma il messaggio che avete dato è molto ambiguo, e se proporlo per venti puntate è umano, ripeterlo per altre venti è diabolico.

Che cosa non si fa per l’audience, vero? Ma forse è proprio vero che a tirar troppo la corda…

Infatti Ris Roma 3 non ha avuto un riscontro auditel e la quarta serie non si farà… meno male, avremmo fatto volentieri a meno di rivedere il lupo.

Ma a questo punto non sarebbe il caso di fare un bell’esame di coscienza cari regista, autore e produttore?

 

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