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Aggiotaggio | La moda dei termini complicati

Aggiotaggio
La moda dei termini complicati

Aggiotaggio
Aggiotaggio


Ascoltando i telegiornali e leggendo i giornali ci imbattiamo spesso in parole incomprensibili ai comuni mortali, soprattutto che riguardano la legge: Aggiotaggio, malversazione, abigeato… ma che vorranno dire?

Ma è la solita moda italiana, quella di ricercare termini complicati, quasi un modo per distinguersi dalla massa, una moda che colpisce politici, funzionari, i burocrati insomma. Meno male che c’era mio nonno che la sapeva lunga.

 

 

Spesso guardando il telegiornale o leggendo i quotidiani ci imbattiamo in parole incomprensibili. A volte riusciamo a comprenderle perché inserite in un contesto chiaro, ma il vero significato resta per noi un vero mistero, almeno fino a quando non andiamo a cercarne il significato sul dizionario: ma vi sembra possibile che uno debba guardare il telegiornale con dizionario alla mano?

Per esempio: si sente parlare spesso di aggiotaggio:  – Tizio è stato arrestato per aggiotaggio! –

E io che pensavo che l’aggiotaggio fosse una riparazione che riguardasse la mia auto, tipo convergenza o equilibratura. Per mia fortuna prima di chiamare i carabinieri e denunciare il mio meccanico per reato di aggiotaggio ebbi l’accortezza di consultare il dizionario della lingua italiana: Reato che consiste nel provocare illecitamente il rialzo o il ribasso dei prezzi o dei cambi, spec. attraverso la diffusione di notizie false e tendenziose. (De Mauro).

Ora è tutto più chiaro, ma non mi è chiara questa moda italiana di utilizzare termini che sono incomprensibili a più della metà degli utenti. “Aggiotaggio”… peccato che sia un reato, a me la parola era piaciuta così tanto che l’avevo utilizzata con i bambini per farne una filastrocca:  “Aggiotaggio del mese di maggio, aggiotaggio mi faccio un bel viaggio”.

Va bene, ci rinuncio, lasciamo perdere, aggiotaggio non fa per me, come d’altronde per la mia vecchia zia Gelsomina non era adatta l’espressione: Falso in bilancio. Un giorno dopo aver ascoltato il telegiornale si precipitò al telefono a chiamare il suo dietologo: “Dottore, dottore devo confessarvi che il mese scorso quando sono venuta a controllo vi ho imbrogliato qualche chilo, ma tanto ora non mi potete denunciare perché ho appena sentito alla televisione che il falso in bilancia non è più reato.

Ad onor del vero, dobbiamo ammettere che, in fondo, quella dei termini astrusi non è una moda recente, in realtà gli italiani nell’uso delle parole “ricercate” ci hanno sempre sguazzato, soprattutto nell’ambito pubblico. Chi non si ricorda le prime macchinette per convalidare i biglietti degli autobus? Sul retro dei biglietti compariva la scritta: Obliterare il biglietto. Obliterare? E che vuol dire? Qualche “colto illuso” spiegò che voleva dire timbrare, e così nelle fabbriche i dipendenti incominciarono ad obliterare il cartellino, con il panico dei dirigenti che si vedevano annullare tutti i cartellini. Sì, perché se quel “colto illuso” avesse dato una sbirciatina al dizionario avrebbe scoperto che obliterare vuol dire cancellare, annullare. In realtà gli ideatori della convalida, intendevano dire che il biglietto andava annullato, annullata la sua validità, così da non poter essere più riutilizzato. Ma non sarebbe stato tutto più semplice scrivere: timbrare il biglietto? E che dire del cugino di obliterare, il mitico vidimare? Certo, gli impiegati pubblici sono avvezzi al temine perché con l’autenticazione (autenticare è il significato della parola) ci si imbattono continuamente, ma per il solito comune mortale che si ritrovava il biglietto tra le mani, era un vero dilemma capire che cosa dovesse fare. Meno male che c’era il solito napoletano che la prendeva con la solita filosofia che gli appartiene e salendo sull’autobus cantava: Vidimare quant’è bell… spira tantu sentiment.

Ogni giorno siamo sommersi da paroloni che ci confondono le idee, che ci fanno sentire ignoranti, piccoli piccoli. Così resto stupito quando sento parlare di malversazione e scopro che non si tratta di mio nonno ubriaco che versava il vino sulla tovaglia tra le imprecazioni di mia nonna, ma di appropriazione indebita di beni privati da parte di un pubblico ufficiale. E quale imbarazzo il giorno che sentendo parlare di un politico arrestato per concussione sorrisi ingenuamente in pubblico pensando che il tizio fosse stato sorpreso in atti intimi con la sua concubina: “ E no!”  mi ripresero, “concussione è il reato del pubblico ufficiale che si fa dare o promettere denaro, abusando della sua posizione!”.

Ma perché non imparo a stare zitto?

E chi ricorda il reato di abigeato? Termine ormai in disuso perché chi vuoi che al giorno d’oggi vada a rubare il bestiame? Ma, lo ammetto, che anche io una volta mi lasciai irretire dall’utilizzo dei termini difficili e per darmi delle arie, un giorno di tanti anni fa, corsi da mio nonno e gli dissi che avevano arrestato il nostro vicino di casa per abigeato. Mio nonno non si scompose e per tutta risposta mi disse: “Hanno fatto bene, con quelle “schifezze” che ci mettono nel gelato. Guarda me, mangio pane e aglio e campo cent’anni!”.

Mio nonno non ha mai saputo che cosa fosse l’aggiotaggio e, lo confesso, credo non gli importasse granché, ma, è vissuto fino a 92 anni, ha guidato l’auto fino a pochi mesi prima di lasciarci e, fino all’ultimo, guardava ancora il sedere delle donne.


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