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Avvocato Carlotta

Capitolo 36 – Avvocato Carlotta

Quando uscii c’era un cielo nero, non pioveva ma sembrava notte e non era ancora ora di pranzo. Avevo fame, ma prima telefonai all’avvocato Carlotta Orfìo la quale fu gentile fino a quando non feci il nome di Dabby Dan e dissi che volevo incontrarla, di colpo diventò sfuggente e piena di impegni e mi licenziò dicendo che non poteva incontrarmi. Ma io non potevo arrendermi, non potevo perdere anche una sola possibilità di scoprire la verità, lo dovevo a Dabby Dan, a Michelino, alla signora Savini, a Camillo, Pamela e Betta, a Giacomo, a me stesso, e soprattutto lo dovevo a quello che dovrebbe essere il primo principio di un giornalista: la verità, a qualunque costo.
Cercai la sua foto su internet e mi recai all’indirizzo del suo ufficio. Aspettai qualche ora seduto ad un bar, poi la vidi uscire e la seguii.
Entrò in un negozio di musica. Entrai e mentre stava guardando un vecchio CD dei The Connells.
«È molto bello, la canzone “Uninspired” è eccezionale, anche se loro sono conosciuti soprattutto per ’74-’75, davvero un grande gruppo!».
Alzò gli occhi e mi guardò incuriosita. Due occhi color nocciola che sprizzavano dolcezza e gentilezza. Il mio primo pensiero, dopo quello di quanto fosse bella naturalmente, fu come avevano potuto, due occhi così belli e gentili, abbandonare Dabby Dan.
L’avvocato fece un sorriso.
«A dire il vero non li conosco, è davvero un bel gruppo? Devo fare un regalo ad un ragazzino!».
«Certo che no, è un gruppo per persone di una certa età. Un ragazzino glielo getterebbe dietro! Ad un ragazzino o regala Rap o Hip Hop».
«Ah… meno male, allora è stata una fortuna il suo incontro, altrimenti avrei fatto davvero una pessima figura!».
«Forse, ma devo essere sincero, non è stato fortuito. L’ho seguita!».
L’avvocato s’irrigidì e volse lo sguardo intorno per vedere se ci fosse qualcuno nei paraggi in caso avesse dovuto chiedere aiuto.
«No, no, non sono un maniaco!».
«Mi sta per caso corteggiando?» mi chiese sgranando gli occhi e arrossendo lievemente.
«No, no, certo che no, ma non perché lei non meriti, no è che sono qui per una vecchia storia!».
Sospirò, abbassò la testa e poi la rialzò e mordendosi le labbra disse:
«Dabby Dan!»
Annuii e lei voltò la testa di lato, come per prendere una decisione. Poi mi guardò con aria rassegnata, gli occhi le si riempirono di lacrime.
«Per caso lei ha suo notizie? Sa come sta?»
Andammo ad una caffetteria, ci sedemmo.
Così parlò senza sosta, fu più uno sfogo che un’intervista. Credo che riuscì ad elaborare quello che per molti anni aveva tenuto dentro.
«Dabby Dan non ha mai ucciso nemmeno un ragnetto. Anzi, se vedeva un ragno lo prendeva sul palmo della mano e lo portava in giardino! Dabbeo è solo una persona affetta da un lieve ritardo mentale. Non so esattamente quali fossero i loro piani. Ma fatto sta che Michelino inizialmente fu rinchiuso in una casa famiglia, ma era un lager più che una casa famiglia, il proprietario era un faccendiere, un laureato in lettere che si faceva chiamare dott. Nino Peretella. Venni a sapere che c’era un facoltoso politico, Mattia Ranzinelli, che voleva adottare Michelino. La moglie non poteva avere figli. So che fecero di tutto per, mi scusi il termine, accaparrarsi Michelino. Il bambino oltre ad essere biondo e bellissimo, somigliava stranamente alla moglie del politico. Ragion per cui avrebbero potuto dire che era veramente figlio loro dopo averlo adottato. A quel punto so che sono intervenuti molti altri attori: il giudice Nello Somaro, l’assistente sociale Mariantonietta Bucci, lo psichiatra dott. Battilemani, e infine il giornalista del Giornalaccio Roberto di Miola. Si era formata una sorta di associazione a delinquere. Tutti disposti a tutto pur di riuscire a far adottare Michelino da Mattia Ranzinelli, ricco e potente. Ma poi Michelino scomparve. Incominciai ad indagare proprio su Mattia Ranzinelli… ma un giorno…» fu scossa da un brivido di paura «Si presentarono due uomini vestiti da poliziotti a scuola della mia nipotina, dicendo che era successo un incidente a sua madre, cioè mia sorella. La prelevarono e poi mi telefonarono dicendo che quello era solo un avvertimento, se non avessi abbandonato il caso e le ricerche la prossima volta non avrei più rivisto mia nipote!».
«Cavolo… ma quindi il bambino è finito nelle mani del politico e hanno detto che era morto?» chiesi.
«No, Mattia Ranzinelli e la moglie dopo alcuni mesi hanno adottato una bambina!»
Non riuscivo a credere alle mie orecchie, Dabby Dan era innocente, e io lo avevo trattato come una animale.
Poi come di rito, chiesi anche all’avvocato Carlotta Orfìo se sapesse qualcosa del Caso 2514, ma come tutti nemmeno lei sapeva cosa volesse dire. Il mio umore era a terra. Come si poteva costruire una tale storia ai danni di un innocente, per altro con problemi di handicap? E che fine aveva fatto Michelino? Era stato ucciso davvero? E se sì chi lo aveva ucciso?

 

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