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Il Metodo dei quattro cantoni | Il perché del nome

Il Metodo dei quattro cantoni
Il perché del nome

Metodo dei quattro cantoni
Il Metodo dei quattro cantoni

 

Il metodo dei quattro cantoni è un insieme di tecniche per affrontare il bullismo e in generale le classi turbolente.

Perché metodo dei quattro cantoni? Da dove deriva il nome? Vediamo insieme di che cosa si tratta.

 

 

 

 

 

Il metodo dei quattro cantoni è un insieme di tecniche e di metodologie per contrastare il bullismo e in generale i comportamenti negativi a scuola.

Perché il metodo dei quattro cantoni?

L’idea prende spunto dal famoso gioco di quando eravamo piccoli, in cui si formava un quadrato per terra e ad ogni angolo corrispondeva un cantone. Nel metodo ad ogni cantone corrisponde uno dei quattro strumenti che un insegnante dovrebbe utilizzare con gli alunni:

Amore – Autorevolezza – Divertimento – Fantasia.

I quattro strumenti sono utili per affrontare le difficoltà che si incontrano ogni giorno. Prmettono al docente di interagire con tutti gli alunni, sia quelli tranquilli che quelli più turbolenti, ma al contempo anche dialogare con genitori, colleghi e dirigenti.

Oggi il mestiere dell’insegnante è tra i più complessi; una delle categorie più a rischio per la sindrome burn out. Eppure, nonostante da più parti vengano riconosciute le molteplici difficoltà della categoria, resta tuttora una delle professioni più criticate e bistrattate. Alle parole dei politici, di migliorarne le condizioni lavorative, non seguono mai i fatti, anzi, il più delle volte vengono emanate leggi che rendono il lavoro ancora più complesso e disagiato.
Abbandonati a se stessi, mal supportati dalle istituzioni, in perenne conflitto con i dirigenti e i genitori, spesso agli insegnanti non resta che trovare da soli la soluzione per rendere il proprio lavoro meno stressante e più gratificante.
Diventa importante armarsi di strumenti che da un lato rendano il lavoro più semplice, ma dall’altro portino risultati soddisfacenti per quanto riguarda il rendimento degli alunni.

Amore, autorevolezza, divertimento e fantasia sono tra le migliori armi che gli insegnanti possono mettere in campo per gestire al meglio il proprio lavoro.

Oggi, la nuova didattica richiede di ridurre quanto più possibile la lezione frontale a favore di nuove metodologie di insegnamento. In effetti siamo sommersi da proposte di nuove metodologie, alcune sono molto interessanti e utlili, altre, pur se belle sulla carta, sono irrealizzabili. Ma il dato preoccupante è che la maggior parte delle metodologie riguardano l’apprendimento, mentre non troviamo quasi niente che fornisca agli insegnanti i mezzi per gestire bambini difficili, classi turbolenti e il bullismo. Eppure quando gli insegnanti chiedono aiuto ai Dirigenti scolastici spesso si sentono rispondere che devono trovare da soli il modo per risolvere le situazioni difficili.

Ma anche nei libri specifici sul bullismo le tecniche suggerite non portano grandi risultati, senza parlare dei sedicenti esperti che senza aver mai messo piede in una classe turbolenta, e non aver mai letto niente sul bullismo,  dispensano consigli e propongono interventi dannosi, oltre che inattuabili. Altri propongono la figura del pedagogista o dello psicologo nelle scuole, ma come vedremo, per contrastare il bullismo, non servono colloqui o consigli agli insegnanti, ma interventi pratici. Soprattutto, chi dispensa consigli e propone interventi, dovrebbe dimostrare che quei consigli e quegli interventi li abbia già messi in atto personalmente e abbiano dato i risultati decantati.

Il metodo dei quattro cantoni parte dal presupposto che l’arma vincente sia il lavoro d’equipe, ma con la consapevolezza che non sempre si riesce a lavorare in sinergia con i colleghi, per questo motivo il metodo permette di lavorare anche individualmente, raggiungendo comunque risultati soddisfacenti.

Infine è bene  precisare che affinché i quattro strumenti funzionino devono essere utilizzati con:

equità e rispetto

Amore, autorevolezza, divertimento e fantasia potrebbero essere controproducenti se non utilizzati con equità e rispetto. Un insegnante deve essere equo, imparziale, obiettivo, inclusivo. Ogni bambino, nella sua individualità, è uguale agli altri. Tutti i bambini hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri. Tutti gli alunni, senza alcuna distinzione, devono godere del totale rispetto da parte dell’insegnante. Che siano maschi o femmine, simpatici o antipatici, italiani o stranieri, cattolici o musulmani, poveri o ricchi, figli di falegname o di senatore, almeno nella scuola, non devono esserci differenze.

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  • BULLISMO A SCUOLA

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