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Il metodo globale | Pedagogia e Scuola

Il metodo globale
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Il metodo globale
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Con Ovide Decroly nasce il metodo globale.

Il metodo Globale tende a cambiare il metodo d’insegnamento della lettura e della scrittura. Per molti si tratta di un metodo innovativo, per altri, quelli più retrivi, no. 

Analizziamo insieme i due metodi e vediamo, se c’è, quello più efficace.

 

Il metodo globale ideato da Ovide Decroly prevede che l’insegnamento della lettura e della scrittura avvenga partendo da frasi compiute e non da singole lettere. Al bambino vengono insegnate frasi  che vengono scardinate per estrapolarne le sillabe ed infine le singole lettere. Mentre il metodo analitico si basa sull’insegnamento delle singole lettere, vocali e consonanti, che vengono dapprima acquisite e memorizzate,  poi unite per formare le sillabe e, procedendo per gradi, si formano le parole e per finire frasi di senso compiuto.

Nel metodo globale il bambino parte a ritroso, ossia, memorizza una frase compiuta, ne comprende il significato, poi la scompone in sillabe, ed infine le frammenta in lettere. Si parte da un concetto complesso per giungere a concetti più semplici attraverso l’intuito.

Il metodo potrebbe sembrare copernicano, perché ribalta completamente l’idea dell’insegnamento classico, ma soprattutto rovescia la considerazione arcaica riguardo l’intelletto del bambino: con il metodo analitico, basato sull’apprendimento mnemonico, il bambino viene considerato un soggetto dalle capacità limitate che deve progredire gradualmente,  partendo da regole semplici, per giungere a comprendere processi più complessi. Nella didattica moderna al bambino vengono riconosciute capacità intuitive che prima si pensava non potessero avere, si parte così da un elemento complesso per poi giungere a processi più semplici.

Tuttavia, analizzandolo, e soprattutto mettendolo in pratica, si può notare che il metodo globale non è poi così rivoluzionario. Innanzitutto quello che a primo acchito può sembrare un metodo più complesso di quello analitico, a volte risulta essere più semplice perfino meno efficace. Infatti imparare prima una frase per poi estrapolare da essa le sillabe e le per molti bambini è più facile perché a quella frase associano un’immagine chiara: mentre recita la frase, infatti, vede azioni reali e non astratte:  “Il bambino mangia la mela”. Nel pronunciare quella frase il bambino può immaginare l’azione, cioè se stesso o un altro bambino mentre magia la mela. Ed è logico che quella frase gli resterà più impressa rispetto a:  ca ma pa ta sa da so fa. E potrebbe essere più facile effettuare una scorporazione di quella frase in sillabe rispetto ad una costruzione di una frase attraverso sillabe astratte e sconosciute come è invece per il metodo analitico, per altro anche più noioso.

Ma il metodo globale è sempre efficace?

Il metodo globale purtroppo presuppone una condicio sine qua non: l’intuito.

Il metodo globale risulta semplice e stimolante per i bambini che mostrano buone capacità intuitive, mentre può risultare difficile per chi, pur avendo buone capacità intellettive, non ha un buon intuito. Mentre risulta estremamente complicato per i bambini con un rendimento scolastico basso.

Infine dobbiamo porre l’attenzione su un problema della pedagogia moderna: l’idea dell’apprendimento senza imparare a memoria, dove i concetti devono essere compresi e non recitati a memoria. Ma questa metodologia  sta mostrando alcune lacune, proprio nella memoria, così ci imbattiamo in ragazzi che non ricordano le tabelline, le coniugazioni dei verbi o non sanno intrecciare eventi e periodi storici.

Tra le cause di questo calo delle capacità mnemoniche, forse, potrebbe inserirsi a pieno titolo il metodo globale.

Come al solito… la via di mezzo è sempre quella più logica.

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