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Nuove leggi | Una moda tutta italiana

Nuove leggi
Una moda tutta italiana

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Il metodo più comune in in Italia per risolvere le questioni delicate, è: emanare nuove Leggi.

Ogni governo, ogni ministro affronta il problema, quale che sia, con una nuova legge, seguita da titoli che i mass- media propinano a caratteri cubitali:  inasprimento delle pene, più tutela per le vittime, sanzioni disciplinari etc.

 

 

Il paradosso, tutto italiano, è che nella nazione con il più alto numero di leggi, cavilli, circolari, normative, decreti e chi più e ha più ne metta, i problemi si affrontano promulgando altre leggi, ma purtroppo questo sistema non sempre corrisponde a soluzione intelligente.

Prendiamo per esempio un ministro che volesse combattere gli stupratori. Se un governo volesse inasprire le pene per queste bestie, prima di emanare la legge, dovrebbe abrogarne altre dieci o forse più. Mi riferisco a quelle leggi che danno il potere a giudici e avvocati di farla passare liscia ai criminali. In parole povere: a cosa serve inasprire la pena se poi indulto, decorrenza dei termini, sconto di pena, incapacità di intendere e di volere, buona condotta etc. lasciano molto spesso il criminale a piede libero.

È indubbio che anche i criminali debbano avere dei diritti, ma in una società che ha a cuore i cittadini onesti, quei diritti non dovrebbero eludere la punizione per il delitto commesso e soprattutto non dovrebbero ledere la vittima. Mi spiego, tutti i diritti di questo mondo non possono mettere uno stupratore in libertà andando ad aggravare ancora di più lo stato di sofferenza della vittima.

Inoltre, i benpensanti, dovrebbero incominciare a comprendere, e l’esperienza italiana insegna, che alcune categorie non possono essere riabilitate: un assassino di ex, un maniaco sessuale, un assassino, un camorrista, un mafioso o un terrorista colpevoli di morte, un pedofilo assassino etc. non si possono riabilitare. Ma soprattutto non si pentono. Questa idea può essere retaggio solo della chiesa e di falsi ideologi, dimostrabile per altro nei fatti.

Nell’idea dello sconto di pena per chi si pente, infatti, c’è una grandissima contraddizione: se un criminale fosse davvero pentito per i delitti che ha commesso ed il dolore che ha provocato, non chiederebbe di essere riabilitato per dimostrare che ora è una persona migliore, ma supplicherebbe il giudice di fargli scontare tutta la pena, anzi, di prolungarla. Se chiede lo sconto non è pentito, ma dice di essere pentito per ottenere lo sconto.

D’altronde che in Italia si facciano leggi che inaspriscono le pene ma poi i criminali sono sempre a piede libero è un malcontento anche delle forze dell’ordine che spesso si lamentano di arrestare criminali che lo stato (giudici, leggi e politici) il giorno dopo rilascia.

Non è un problema di leggi, è un problema di farle rispettare, sollecitare le forze dell’ordine, abrogare le leggi che tutelano i criminali a svantaggio dei cittadini onesti e sensibilizzare l’opinione pubblica.

Uno degli esempi più belli relativi alle leggi inutili può venire dall’obbligo di indossare il casco. È risaputo che a Napoli e provincia i cittadini non indossano il casco e ogni tanto qualche ministro demagogo inasprisce le sanzioni. Accade così che in giro per Napoli e provincia si vedano posti di blocchi ad ogni angolo, mezzi sequestrati, contravvenzioni salate e di colpo, nel giro di pochi giorni in tutta Napoli e provincia tutti indossano il casco. La durata media di questa condizione è di due mesi, ma ammettiamo di essere ottimisti, perché in genere nel giro di due settimane scompaiono i posti di blocco, terminano sequestri e le contravvenzioni e tutto torna alla normalità, quella napoletana.

I politici dovrebbero imparare che prima di emanare leggi nuove per ricevere voti, dovrebbero valutare le leggi già esistenti e che cosa si deve realmente fare per risolvere i problemi della nostra nazione.

 

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