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Bullismo a scuola media | Scrivi 100 volte sono un deficiente

Bullismo a scuola media
Scrivi 100 volte sono un deficiente

100 volte deficiente
100 volte deficiente

Bullismo a scuola. Impartì, ad un alunno con comportamenti negativi, di scrivere 100 volte “sono un deficiente”.

Il giudice Gaetano La Barbera la condanna al carcere!

 

La punizione dell’insegnante era giusta ? E il giudice ha emanato una sentenza giusta o in base ad una interpretazione personale della legge?

 

Il caso suscitò non poche polemiche e molti fraintendimenti: molti hanno, erroneamente, capito che l’insegnante è stata punita per aver punito l’alunno impartendogli di scrivere cento volte una frase, ma l’insegnante è stata punita per il contenuto della frase: sono un deficiente.

I fatti sono molto semplici: un alunno blocca l’ingresso del bagno dei maschi ad un compagno di classe, con prepotenza, dicendo che lui non può entrare perché gay e femminuccia. Il ragazzino piange, l’insegnante si arrabbia e lo punisce ordinandogli di scrivere cento volte “sono un deficiente” e di riportare il diario firmato dai genitori. Il padre, invece di far scrivere la frase al ragazzo, risponde a sua volta scrivendo sul diario un’offesa rivolta all’insegnante. Morale il padre: denuncia l’insegnante e in III grado, il giudice Gaetano La Barbera condanna l’insegnante. Motivando abuso di mezzi di correzione e sottolineando gravi traumi psicologici del bullo.

Naturalmente è chiaro che la punizione dell’insegnante è stata errata, probabilmente dovuta all’impulsività della rabbia del momento. Ma sottolineiamo che è errata la punizione, ma non l’intervento: l’insegnante deve intervenire in queste situazioni.

Gli errori commessi dall’insegnante sono molteplici, in primis, aver sottovalutato la reazione del padre. Ricordiamo che nella attuale società i genitori sono sempre pronti a difendere i figli, anche quando commettono atti gravissimi.

Secondo ha sottovalutato il problema omofobia. Per gli omofobi prendere in giro un gay è permesso, (nella realtà, ad oggi 2016, ancora non è reato nemmeno per la legge italiana)

Quindi se ci trovassimo di fronte ad un padre omofobo il proprio figlio non dovrebbe essere punito.

Ricordiamo che in Italia non si riesce ancora a emanare una legge contro l’omofobia perché la chiesa e alcuni partiti politici sono contrari.

Terzo si è lasciata prendere dall’impulsività. Anche se ne aveva tutte le ragioni -bullo andava punito- le punizioni non devono essere né offensive e né lesive.

Quale fosse la punizione giusta non è facile deciderlo, sicuramente, con il segno di poi, possiamo escludere il coinvolgimento della famiglia del bullo perché è un chiaro caso in cui la famiglia difende il proprio figlio anche davanti all’evidenza.

Ma veniamo alla sentenza.

In questo blog abbiamo più volte criticato l’operato dei giudici, e ci dispiace doverlo fare ancora una volta, ma la sentenza di Gaetano La Barbera lascia alquanto perplessi.
Innanzitutto vengono presi in considerazione i presunti traumi psicologici del bullo, e non vengono presi in considerazione i traumi della vittima di bullismo e omofobia.

Il giudice sarebbe dovuto entrare nel merito del bullismo, ma ha mai letto due righe sul bullismo?

Il giudice parlerebbe di traumi profondi e di incubi del ragazzo ma ha mai letto una riga di psicologia infantile? E gli psicologi a cui si è affidato hanno mai letto di bullismo?

Infine il giudice avrebbe  detto: “il minore aveva una personalità che non presentava alcun tratto negativo e non necessitava di interventi particolarmente rigorosi”.  Ecco la risposta alle nostre domande: una tale affermazione denota la più totale ignoranza sul bullismo.

Qui, se vera, la dichiarazione del giudice è alquanto sconcertante: il comportamento del poliziotto che arresta un assassino dovrebbe essere diverso se si tratta di un assassino con precedenti o un assassino incensurato? Cioè l’insegnante avrebbe avuto ragione della punizione solo se il ragazzo in passato avesse avuto comportamenti negativi da richiedere interventi particolarmente rigorosi?

A noi sorge una domanda: qual è la posizione del giudice riguardo l’omofobia? 

Naturalmente qualcuno potrà obiettare che il giudice ha applicato la legge: niente di più falso, il giudice, come tutti i giudici italiani, ha applicato la legge in base alla personale idea di interpretazione della legge, altrimenti non si spiegherebbe il fatto che i giudici di primo e secondo grado abbiano emanato sentenze diametralmente opposte. Perché altrimenti vorrebbe dire che i primi due giudici non hanno applicato la legge. Ergo o qualcuno non ha applicato la legge, o in Italia la legge va ad interpretazione personale.

Infine dobbiamo menzionare la cosa più amara di tutta questa storia: né il signor La Barbera, né il padre, né il pubblico ministero si sono preoccupati minimamente di due fatti gravissimi:

Primo: si è spostata l’attenzione solo ed esclusivamente sui traumi e i diritti del bambino che ha avuto comportamenti negativi, mentre niente è stato fatto o detto per il bambino che ha subito le prepotenze e offese.

Secondo: Il bambino che ha commesso la prepotenza che insegnamenti ha ricavato dalla storia?

  • Si è macchiato di un pessimo comportamento al quale non sono seguite conseguenze.
  • Ha imparato che può fare tutto quello che vuole, anche tenere comportamenti sbagliati, tanto non verrà punito né dal padre, né dal giudice, né dalla società.
  • Che il padre e il giudice lo difenderanno sempre,  qualunque sarà il suo comportamento.
  • Che chi, se pur in modo non consono, ha cercato di fermarlo verrà punito severamente.

Ergo: io faccio quello che voglio perché sono intoccabile.

Morale:

Un insegnante viene punita per aver tentato, con modi sbagliati, di fermare un comportamento negativo.

Un bambino non viene punito per comportamenti bullistici e omofobi.

 

Il nostro personale giudizio sull’accaduto:

Insegnante: Debito

Famiglia del bullo: Bocciatura

Giudice e pubblico ministero: Interdizione dai pubblici uffici.

 

 

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