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Educazione tra pari | Bullismo a scuola

Educazione tra pari
Bullismo a scuola

Educazione tra pari
Educazione tra pari

 

Il bullismo che trattiamo in questo lavoro si riferisce a quello dell’età evolutiva e rimandiamo ad altre letture per quanto riguarda il bullismo tra gli adolescenti, pur essendo certi che il 90% delle informazioni che riportiamo vadano bene anche per gli adolescenti.

 

Non abbiamo, quindi, dati empirici sugli effetti dell’educazione tra pari sugli adolescenti, ma possiamo affermare che, nella fascia dell’età evolutiva, l’educazione tra pari può risultare inefficace.

 

Ma soprattutto può diventare pericolosa per la vittima perché ci sono molte probabilità che la situazione possa ritorcerglisi contro.

L’unica figura, come vedremo, che in alcuni casi può essere d’aiuto alla vittima è l’operatore amico, ma sempre con le dovute accortezze.

L’educazione tra pari nasce dal presupposto che i ragazzi si sentano più a proprio agio a confidarsi e confrontarsi con un coetaneo (o una figura del gruppo dei pari), che con un adulto. Premettiamo che quest’ipotesi non è sempre corretta, in primis perché molti ragazzi preferiscono rapportarsi, invece, proprio con un adulto, in secondo luogo perché abbiamo osservato che alcuni ragazzi preferiscono interagire con i propri pari, non per una questione di appartenenza, ma per la difficoltà di trovare un adulto empatico, cioè capace di ascoltarli e capirli, una persona di cui abbiano fiducia, che non li stia sempre a giudicare, rimproverare e a propinare nozioni.

Sicuramente il desiderio di rapportarsi agli adulti affievolisce con l’avanzare dell’età, e in adolescenza sono pochi i ragazzi, soprattutto i maschi, che cercano e trovano un confidente nell’adulto. Ma questo dipende davvero dalla difficoltà di comunicazione tra giovani e adulti? Noi riteniamo che spesso gli adulti / insegnanti siano poco preparati e poco proclivi ad interagire e relazionarsi con i giovani. Molti operatori, d’altronde, sono fermi nell’idea che l’insegnante debba essere solo un distributore di nozioni e non un educatore che assieme all’insegnamento, si preoccupi anche del benessere psico-fisico degli allievi.

È bene sapere, quindi, che nelle scuole con un ottimo organico o alcuni insegnanti preparati l’educazione tra pari può rivelarsi superflua se non addirittura inutile.

Qui di seguito riportiamo alcuni esempi di educazione tra pari.

  • I circoli di qualità
  • Il counseling tra i pari
  • Mediazione dei conflitti tra i pari
  • L’operatore amico

 

I circoli di qualità

Un circolo di qualità è un gruppo che va dai cinque ai dodici alunni che si riunisce normalmente una volta alla settimana e attraverso il problem solving (risoluzione del problema) ed altri interventi mirati cercano di modificare situazioni problematiche. Attraverso questi incontri si cercano di individuare le soluzioni a vari problemi, che possono andare dal bullismo a conflitti tra i ragazzi. Il circolo di qualità offre agli alunni la possibilità di modificare gli ambienti, assumere ruoli di responsabilità.

Il processo si muove su varie fasi:

  1. Identificazione del problema
  2. Analisi del problema
  3. Sviluppo delle soluzioni
  4. Presentazione delle soluzioni alla direzione
  5. Revisione e attuazione.

Il counseling tra i pari

È un approccio che a differenza degli altri tenta di utilizzare modalità più complesse. Si basa essenzialmente su due modalità: lo sportello ascolto gestito dai ragazzi e la linea telefonica sempre gestita dai ragazzi.

I ragazzi dapprima ricevono una formazione specifica da uno psicologo o da un esperto e poi operano con la continua supervisione degli esperti.

Mediazione dei conflitti tra i pari

Nasce dal presupposto che i conflitti vadano affrontati e risolti. Questo avviene attraverso due ragazzi, precedentemente formati, che lavorando insieme, cercano la soluzione insieme ai contendenti, attraverso incontri separati, poi insieme per una mediazione. I ragazzi possono esprimere i propri disagi, il proprio punto di vista. Poi si invitano i contendenti a trovare delle soluzioni insieme ai mediatori.

L’operatore amico

Si tratta di un approccio di sostegno. Alcuni compagni socialmente più sicuri, precedentemente formati, si occupano dei compagni più deboli, che necessitano di un sostegno in varie situazioni scolastiche, che possono andare dall’organizzazione ad un supporto psicologico.

 

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