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Il padre e la suora

Capitolo 32 – Il padre e la suora

Se ne andò nella Hall, era offeso, lui aveva difeso lei e Betta e per ringraziarlo Pamela lo accusava di essere stato scortese con la nonna. Voleva andarsi a sedere ai tavolini della hall ma notò una figura conosciuta che si intratteneva con la nonna di Pamela: suo padre. Nel suo caso non aveva dubbi, era lì per i soldi, per giocarseli a carte. Decise di dirlo a Pamela ma fu fermato da me che giungevo in quel momento, gli andai incontro e lo abbracciai affettuosamente.
«Allora contenti? L’incubo è finito! Dabby Dan è stato catturato. Lo stanno interrogando, ma non parla, è un duro. Ma che c’è? Ti vedo pensieroso!» chiesi.
«Gustavo che cosa vuol dire la questione dei soldi? Sono arrivati di colpo la nonna di Pamela e mio padre. Non si sono mai interessati a noi e ora di colpo arrivano qui!».
«Pensi lo facciano per i soldi? Ma dai, sono comunque i vostri parenti, non possono non amarvi!».
«Gustavo… mio padre spenderà tutti i soldi al gioco e… e a donne, come ha sempre fatto! La nonna di Pamela l’ha abbandonata all’istituto anni fa e non le ha fatto più visita, nemmeno una telefonata, ora è venuta, dà ordini, urla, minaccia, ha tirato i capelli a Betta facendola piangere, e ora mi dici che le vuole bene?»
«Mhm… non lo so, ma certo è che quando si tratta di soldi le persone cacciano il peggio di sé!»
«Oltretutto li ho visti anche confabulare!»
«Chi?»
«Mio padre e la nonna di Pamela!».
Poggiai la sua mano sulla spalla di Camillo per tranquillizzarlo, poi gli dissi che mi sarei informato. Il ragazzo decise di non farsi vedere dal padre, aggirò la hall per tornare nella stanza, ma sulle scale vide Betta che correva come una furia, aveva appena incontrato suor Cetaceo che, stranamente, ma forse non troppo, l’aveva chiamata tesoro ed era stata gentilissima, ma Betta aveva avuto paura ed era scappata. Il quadro era completo. Camillo le disse di seguirlo nella sua stanza. Si rintanarono lì pensando a cosa fare.
«Camillo non possiamo scappare via?»
«Sarebbe la cosa più bella del mondo… ma credo che Pamela non voglia… credo voglia andare insieme alla nonna!» disse il ragazzo con voce che trapelava tristezza.

Pamela restò ancora sotto la veranda a meditare, ma era troppo scossa ed agitata per mettere in ordine i propri pensieri. Decise di fare una passeggiata ma si arrestò vedendo qualcosa che la fece rabbrividire: sua nonna che confabulava con suor Cetaceo ed un altro signore. La ragazzina fu tentata di scappare, ma un dubbio si insinuò dentro di lei. Prese coraggio e si avvicinò di soppiatto nascondendosi dietro una pianta.
«Senta suora! La smetta con questa farsa! A lei non interessa niente della bambina! Lei vuole i soldi come noi!». Era la voce della nonna.
«Ma io ci tengo al loro benessere!» si ostinava suor Cetaceo.
«La faccia finita! Le voci che al suo istituto le bambine siano maltrattate giungono fino al polo nord. E il reportage di quel giornalista non le giova. Si accontenti della piccolina e non intralci i nostri affari! Pamela viene con me, insieme ai suoi soldi» urlò la nonna!
L’uomo continuava a stare in silenzio. Aveva i capelli sporchi e unti di grasso. Robusto e alto, indossava jeans sgualciti e scuciti ed un cappotto loden vecchio e logoro. Guardava le due donne alternativamente. Poi d’un tratto si alzò di scatto.
«Senta suora… mi hai rotto. Prenditi la bambina piccola e taci o ti torco il collo!» disse con fare così minaccioso che Pamela in un attimo provò pena per Camillo pensando a tutto quello che aveva subito nella sua vita accanto a quel farabutto, ma insieme alla paura e il ribrezzo per il comportamento di quell’uomo provò un leggero piacere nel vedere l’espressione sconfitta e spaventata di quella canaglia di suor Cetaceo; di solito, era lei a far tremare gli altri.
«Ok… si prenda i soldi, ma poi sua nipote ritorna al Prosperitano non posso rinunciare alla retta che ci passa il comune! Come farei con quelle povere bambine altrimenti?» disse con tono di finta tristezza.
Ma i due manco la stavano a sentire.
«Dobbiamo prendere i soldi quanto prima!» disse l’uomo rivolto alla nonna di Pamela.
«Una volta presi i soldi può prendersi la smorfiosetta!» disse la nonna con astio rivolgendosi alla suora.
«Visto che ci tiene tanto ai ragazzi…» fece il padre di Camillo, «…perché non si prende pure il mio ragazzo?»
«È maschio… la nostra è una casa famiglia femminile!»
«E allora lo faccio vestire da donna!» disse ridendo come un animale.
«Conosco un istituto di preti, adatto alle esigenze di quel piccolo criminale!» disse la suora ancora inviperita per come era stata trattata da Camillo.
Pamela aspettò che si fossero allontanati, poi con corse a perdifiato su per le scale e giunse fino alla stanza di Camillo sperando di trovarlo. Aprì senza nemmeno bussare. Camillo stava sdraiato sul letto a guardare il soffitto, Betta guardava fuori dalla finestra. Sobbalzarono all’entrata rumorosa di Pamela.
«Presto!» urlò Pamela, «Dobbiamo andare via di qui!».
Betta scatto come un militare sugli attenti e stava già per uscire. Camillo, evidentemente ancora umiliato, restò immobile.
«Dabby Dan l’hanno arrestato, per cosa dovremmo scappare?» chiese sarcastico.
«Avevi ragione, mi dispiace! Si sono messi d’accordo, mia nonna, suor Cetaceo e… tuo padre, c’è anche lui!».
«L’ho visto… e di cosa si sarebbero messi d’accordo?» chiese Camillo continuando a restare immobile. Era contento delle scuse di Pamela, ma voleva mantenere ancora il punto.
«Stanno vendendo a prenderci, vogliono portarci con loro per ritirare i soldi. Mia nonna i miei, tuo padre i tuoi e suor Cetaceo quelli di Betta. Poi ognuno per la sua strada… ma senza di noi. Mia nonna ha preso accordi con la suora per farmi tornare al Prosperitano dopo che ha preso i soldi. Tuo padre…!» non ebbe il coraggio di continuare.
«Mio padre?» chiese Camillo incuriosito
«Tuo padre ha chiesto alla suora di trovarle un istituto per te… la suora ha detto che ne conosce uno… molto rigido!» evitò di dirgli la pessima battuta sul farlo vestire da donna.
Camillo sorrise.
«Sì, mi ci mandassero all’istituto rigido, che lo ammollisco io!».
«Sono così angosciata, questo mondo è davvero brutto! Nessuno ci vuole bene!» disse Pamela.
«Dabby Dan ce ne voleva!» disse Camillo all’improvviso.
«Il mostro? Ma sei impazzito?» rispose Pamela.
Betta spalancò gli occhi dallo spavento.
«Mostro? Che cosa ha fatto per essere un mostro?»
«Camillo ha ucciso un migliaio di bambini!»
«E perché noi no? Pensaci, abbiamo dormito con lui molte notti, ma non ci ha mai torto un capello. Avrebbe potuto ucciderci in ogni momento, invece si è sempre preso cura di noi, perché?»
«Forse voleva farci ingrassare per essere più appetitosi!» disse Pamela.
«Se… va be’… la strega di Hansel e Gretel!»
Betta si mise a ridere e convenne che la storia di Pamela non reggeva.
In fondo anche Pamela nutriva dubbi sulla sua colpevolezza.
«Di sicuro mi piaceva stare più con lui che con mia nonna o suor Cetaceo».
Camillo si morse le labbra dalla rabbia, si avvicinò alla finestra e guardò fuori, una pioggerella batteva sul prato che circondava l’hotel.

 

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