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La farsa della scuola in Campania | Il tira e molla in Campania

La farsa della scuola in Campania
Il tira e molla in Campania

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In questo momento in Campania ci sono tre tipologie di studenti: gli studenti che sono in DDI (la DAD), cioè tutti gli studenti dalla seconda primaria in poi.

Gli studenti in presenza a scuola: i pochi bambini della scuola dell’infanzia e della prima classe primaria che stanno frequentando. E infine i molti bambini abbandonati della scuola dell’infanzia e della prima classe primaria che non frequentano per la, legittima, paura della pandemia. Abbandonati da De Luca che li ha mandati allo sbaraglio e dai sindaci, De Magistris in primis, che apre le scuole ma chiude la possibilità della didattica a distanza per chi rimane a casa.

Ma vediamo le fasi di tutta questa farsa.

 

In Campania la scuola, bambini, genitori e docenti, sono nelle mani della follia di una guerra fratricida. Due parti che si contrappongono, da un lato il Presidente della Regione De Luca, dall’altro il Governo di Conte, Azzolina, Speranza, con la collaborazione del Sindaco di Napoli De Magistris. In mezzo, i bambini, i genitori, i docenti.

Il tira e molla in Campania incomincia ad agosto quando De Luca e la Ministra dell’Istruzione Azzolina entrano in pieno conflitto sulla decisione della data di riapertura delle scuole. De Luca è contrario all’apertura prima delle elezioni regionali, e a differenza delle altre regioni, rimanda l’apertura delle scuole al 24 settembre, ma senza darne certezza.

In previsione dell’apertura, emana però l’Ordinanza n. 70 con la quale obbliga a tutti i docenti a sottoporsi a test sierologico per poter tornare a scuola.

La riapertura, tra proclami e ripensamenti, apre a singhiozzo con alcuni comuni che ripartono dal 24 settembre ad altri che riaprono il primo ottobre.

Ma il 15 ottobre 2020, in contrasto con il Governo, dopo aver più volte sottolineato che la scuola è pericolosa, il Presidente della Campania De Luca chiude tutti gli ordini di scuola con l’Ordinanza n. 79 con decorrenza dal 16 ottobre 2020.

Il giorno dopo con Ordinanza n. 80 decide che le scuole dell’infanzia e i nidi possono essere aperti a partire dal 17 ottobre. Lascia la decisione ai Dirigenti Scolastici.

Con Ordinanza 82 consente, dal 21 ottobre, la presenza a scuola degli studenti diversamente abili “previa valutazione delle specifiche condizioni di contesto da parte dell’Istituto scolastico”, nel rispetto delle linee guida nazionali.

Nell’Ordinanza n. 85 conferma la chiusura della scuola primaria e secondaria.

Con Ordinanza n. 86, dopo valutazione dell’Unità di crisi e delle AASSL che unanimemente ritengono la situazione pandemica ad alto rischio anche per i bambini di fascia di età 0-6 anni, il Presidente decide per la richiusura delle scuole dell’infanzia e dei nidi.

L’Ordinanza n. 89 conferma la sospensione per primaria e secondaria.

Con l’Ordinanza n.90 conferma la chiusura delle scuole della fascia 0-6 anni, compresa la prima classe della primaria. Dà mandato però alle AASSLL di effettuare tamponi, su base volontaria, a docenti e alunni, nonché familiari conviventi di questi ultimi, dei nidi, scuole dell’infanzia e prima classe della scuola primaria per una eventuale riapertura di queste scuole.

Il tira e molla in Campania continua il 15 Novembre quando la regione passa da zona gialla a zona rossa. Il 25 novembre, inspiegabilmente, dopo aver parlato per mesi di contagi, rischi e pericoli per i bambini, il Presidente De Luca, in contraddizione con quanto affermato fino ad allora, riapre nidi, scuola dell’infanzia e prima classe della scuola primaria con l’Ordinanza 92, scaricando, però, sui Sindaci la responsabilità di decidere sulla possibilità di continuare a lasciar chiuse le scuole.

Viene anche dato mandato alle AASSLL di effettuare tamponi, sempre su base volontaria, anche agli altri ordini di scuola, docenti e alunni, nonché ai familiari di quest’ultimi, per uno screening sui contagi, per un’eventuale riapertura anche degli altri ordini di scuola.

Molti sindaci della Campania, soprattutto nella provincia di Napoli decidono di continuare la sospensione delle attività didattiche, non il Sindaco di Napoli Luigi De Magistris che, in totale disaccordo con il Presidente De Luca, ritiene che le scuole debbano riaprire.

Ma questa riapertura risulta fallimentare perché moltissimi genitori non mandano i figli a scuola. In presenza ci sono pochissimi bambini, comprese prime classi della scuola primaria, che ricordiamo scuola dell’obbligo. Migliaia di bambini perdono il diritto allo studio, poiché con la riapertura perdono anche quel poco di didattica a distanza, DDI per la prima primaria, LEAD per la scuola dell’infanzia. Alcune scuole, docenti e DS, incominciano a valutare la possibilità di organizzarsi per una didattica mista, per non lasciare abbandonati a sé stessi i bambini che non frequentano.

Ma con grande tempismo e in linea con la diatriba tra Sindaco e Presidente, l’Assessorato alla Scuola e all’Istruzione del Comune di Napoli il 27 novembre, sul tardi, fa uscire una nota nella quale sentenzia che l’autonomia scolastica non consente ai dirigenti di decidere una didattica mista per garantire il diritto allo studio ai bambini che non frequentano, il tutto supportato da leggi e minacciando, nemmeno tanto velatamente, di segnalare i genitori alle autorità per evasione scolastica. Da sottolineare che i genitori non mandano i figli a scuola per dispersione scolastica, ma per una fondata paura della pandemia.

E naturalmente nella giornata del 28 novembre la Regione Campania, preannunciando l’ennesima ordinanza, afferma che non ha intenzione di riaprire le scuole di altri gradi, e conferma l’attività in presenza dei nidi, scuole dell’infanzia e prima classe della scuola primaria.

Educabimbi non ha alcun interesse o orientamento politico, ed è per questo che prende una netta posizione di distanziamento da tutte le parti in causa, dal Governo Conte, al Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, al Ministro della Salute Roberto Speranza, al Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, fino al Sindaco di Napoli Luigi De Magistris.

Una posizione di denuncia e di richiesta che questa farsa, che da mesi vede come uniche vittime le famiglie, i docenti, ma soprattutto di bambini e ragazzi della Regione Campania, finisca quanto prima e che la priorità diventi, per davvero, e non per il mero scopo politico, il benessere psico-fisico degli alunni.

Se c’è un pericolo reale allora si chiuda tutto, compreso nidi, scuola dell’infanzia e prima classe della primaria.

Se non c’è pericolo allora riaprano anche tutte le classi della primaria e la prima secondaria di primo grado come nel resto di Italia.
Ma se si continua con questa differenziazione si conceda la possibilità di una didattica mista che garantisca il diritto allo studio anche ai bambini che restano a casa i cui genitori hanno paura del virus e restano a casa.

Senza nascondersi dietro leggi o minacce di segnalazioni di abbandono scolastico.

Il diritto allo studio, che sia in presenza o in modalità a distanza, e alla salute, sia garantito in modo equo, imparziale e a tutti, senza nascondersi dietro leggi, norme, linee guida, ma affrontando il problema con empatia e professionalità, verso una categoria che, se non preservata, rischia di avere danni irreparabili: i bambini e i ragazzi.

Giù le mani da bambini e ragazzi.

 

 

 

 

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