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Postano foto del figlio pestato | Non è bullismo

Postano foto del figlio pestasto
Non è bullismo

Bullismo criminalità
Bullismo criminalità

 

Perché la foto del figlio pestato pubblicata dai genitori si FB non aiuta le vittime di bullismo, ma anzi aiuta i bulli?

Il caso dei genitori di Mugnano in provincia di Napoli, che hanno pubblicato su FB la foto del figlio aggredito da un gruppo di coetanei, non aiuta le vittime di bullismo, ma anzi, paradossalmente, favorisce i bulli e il bullismo.

 

 

 

 

 

 

Premetto che non è una critica alla pubblicazione della foto del ragazzo sul social, ma una critica alla confusione che tutto questo ha generato e continua a generare. L’errore non sta nella foto ma nell’utilizzo improprio del termine bullismo, perché quello che è avvenuto a Mugnano non è bullismo, ma un pestaggio, o meglio: un atto criminale vero e proprio. Definire bullismo quello che è accaduto a Mugnano è come definire “molestie sessuali” uno stupro.

Abbiamo già tentato più volte di fare chiarezza su che cosa è e che cosa non è bullismo, spiegando la differenza tra questo fenomeno e la criminalità giovanile.

Il bullismo è fatto di prevaricazioni continue perpetrate da un bullo e il suo branco ai danni di una vittima, ma non è attuato con violenza estrema, si tratta perlopiù di schiaffi, spintoni, sgambetti, minacce, offese, derisioni. Atti meno gravi rispetto ad un pestaggio che lascia segni evidenti, ma non per questo il bullismo merita meno attenzione. Proviamo ad immaginare di ricevere uno schiaffo, uno spintone o minacce tutti i giorni per uno, due, o più anni. Proprio come le molestie sessuali, che in apparenza possono sembrare meno gravi di uno stupro, ma se subite per anni, soprattutto in età infantile, segnano profondamente la vittima.

Anche il bullismo può segnare per sempre la vittima ed è per questo che il bullismo non va sottovalutato.

Dalle notizie riportate sembrerebbe che a Mugnano tutto abbia avuto inizio con delle prese in giro, e che siano poi degenerate in un vero e proprio pestaggio, inoltre, da quello che ci è sembrato di capire è stato un avvenimento a sé, non c’erano stati altri episodi in precedenza, forse la vittima nemmeno li conosceva.

Ma perché definire bullismo questa vicenda non aiuta le vittime?

Perché ormai è opinione comune considerare come casi di bullismo tutti quegli episodi di estrema violenza che i mass media ci presentano continuamente. Nella realtà dei fatti gli episodi di estrema violenza sono al quanto rari, a differenza del bullismo che è molto diffuso, ma che purtroppo non fa notizia.

A causa di questo concetto errato molte vittime, oltre a subire prevaricazioni da parte di compagni più prepotenti, vivono un forte senso di frustrazione dovuto al fatto che nessuno sembra accorgersi delle prepotenze che subiscono. Ma anche quando vengono individuate situazioni a rischio, spesso dirigenti, insegnanti e genitori sono soliti liquidare la questione come normali conflitti tra ragazzi.  È una costante il fatto che molti dirigenti o insegnanti dichiarino che nella propria scuola o nella propria classe non c’è bullismo.

Se classifichiamo come “bullismo” casi gravi di estrema violenza, sminuiamo il vero bullismo, e lasciamo i bulli liberi di mettere in atto quelle prepotenze che in apparenza sembrano innocue, ma che in realtà producono molti più danni di quanto si possa immaginare.

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  • BULLISMO A SCUOLA

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