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Violenza sulle donne a Napoli e provincia

Violenza sulle donne
A Napoli e provincia

Violenza sulle donne
Violenza sulle donne


C’è una parte di uomini della città di Napoli e della sua provincia che usa violenza su mogli o fidanzate. Una parte delle donne di Napoli e provincia subisce violenze dal proprio uomo e non lo denuncia.

Una vera piaga sociale, visto e considerato anche il crescente dramma del femminicidio.

Una parte delle famiglie delle donne che subiscono violenze dai mariti e fidanzati, non interviene per difendere figlie o sorelle, motivando che sono affari di famiglia o addirittura incolpando figlia o sorella e giustificando il comportamento del marito.

La maggior parte degli abitanti di Napoli e provincia ritiene che non bisogna intervenire se un marito o un fidanzato usa violenza sulla propria donna.

La maggior parte dei vicini di casa di donne subiscono violenze non interviene, non chiama le forze dell’ordine nel caso di maltrattamenti in corso. Ancor più grave è che la maggior parte dei vicini di casa ritiene che non bisogna intervenire nel caso di violenze sulle donne.

Una parte delle violenze sulle donne da parte dei propri uomini avviene in strada sotto l’occhio dei presenti che non intervengono.

Le motivazioni che un vicino di casa o uno spettatore casuale dà per giustificare la propria passività in caso di violenze sulle donne sono:

  • È sempre meglio non immischiarsi
  • Paura di ritorsioni immediate
  • Paura di ritorsioni a lungo termine
  • Probabilmente la donna se lo merita (se un marito la pesta ci sarà un motivo)
  • È inutile chiedere aiuto perché tanto le forze dell’ordine non intervengono
  • È inutile intervenire, tanto la donna poi non lo denuncia

La realtà è sicuramente da ricercare nella profonda paura di vendette che i denunciati potrebbero attuare (paura per altro molto fondata), paradossalmente anche dalla stessa donna che subisce violenze. C’è sicuramente una forte componente di scarsa empatia verso gli altri, soprattutto verso le donne. Infine una cultura, che fonda le sue radici nel passato, ma che tutt’oggi non viene ancora sradicata, secondo la quale la donna è inferiore all’uomo, è un oggetto dell’uomo, il quale deve rispettare incondizionatamente, anche a costo di percosse.

Le forze dell’ordine in caso di violenza sulle donne

Troppo spesso mostrano un atteggiamento di indifferenza verso la violenza sulle donne. Tendono ad  essere infastiditi quando ricevono telefonate di denuncia da parte dei vicini.

Cercano di scoraggiare chi segnala la violenza richiedendo insistentemente il nome ed il telefono del segnalante. Possono arrivare addirittura ad offendere o minacciare in caso di segnalazioni anonime.

In caso di intervento giungono sul posto dopo tempi molto lunghi.

Il loro atteggiamento di fronte a situazioni familiari difficili è quello di far riappacificare la coppia. Questo non è sempre da ricercare nell’idea di salvaguardia della famiglia, ma per evitare scartoffie da riempire, lavoro da svolgere e tutto l’iter burocratico e giudiziario che ne può seguire.

Non valutano le ripercussione psicologiche a cui la donna ed eventuali figli possono subire.

Non valutano che spesso le violenze sulle donne si tramutano in uxoricidi.

Non propongono valide alternative, per esempio:

  • Consigliare di andare da un consulente matrimoniale
  • Spiegare al marito, in maniera decisa, a cosa va incontro in caso di denuncia,
  • Consigliare il marito di andare da uno psicologo.
  • Spiegare che saranno costretti a  segnalare in caso ai servizi sociali se in casa ci sono bambini.

Dobbiamo però sottolineare alcuni fattori ambientali:

  • Molte donne all’arrivo delle forze dell’ordine reagiscono difendendo il marito
  • Molte donne nonostante i continui maltrattamenti non vogliono lasciare marito o fidanzato e non per paura, ma scambiando la dipendenza per amore.
  • Molte donne non hanno alternative: non hanno un lavoro, non hanno un posto dove rifugiarsi, non hanno nessuno che le appoggi.

Il profilo dell’uomo che attua violenza sulle donne a Napoli è tutt’altro che rassicurante:

       ( ** raro   *** abituale    ****  frequente      *****  molto frequente)

  • Ha disturbi della personalità     (**** )
  • Ha un disturbo ossessivo compulsivo   (*** )
  • Ha un’omosessualità latente      (**** )
  • È insoddisfatto sul piano personale    (*** )
  • Ha troppa facilità all’uso delle mani con soggetti deboli: mogli, figli, anziani   (***)
  • Ha uno scarso peso sociale  (non viene preso in considerazione da amici, parenti e conoscenti)   (*** )
  • Proviene da famiglia  problematica   (**** )
  • Ha una sopravvalutata autostima   (** )
  • È egocentrico  (*** )
  • Ha comportamenti da leader   (** )
  • È insoddisfatto della moglie da un punto di vista estetico/comportamentale   (*** )
  • È spavaldo, arrogante, mostra atteggiamenti aggressivi e minacciosi  (**** )
  • Appartiene a famiglie camorriste (**** )
  • È un delinquente (**** )
  • È dedito ad alcool e droghe (**** )
  • È dedito al gioco   (***** )
  • È un professionista stressato (**** )
  • È depresso o stressato (**** )

La cultura di questi soggetti risulta essere:

  • bassa nel  50% dei casi
  • media nel 30%  dei casi
  • elevata nel 20% dei casi

Mentre risulta essere più omogenea la posizione economica, poiché non coincide con l’istruzione e persone violente possono essere di bassa cultura ma economicamente benestanti, vedi camorristi, grossisti, negozianti etc.!

Riguardo le famiglie delle donne che subiscono violenze la questione è molto delicata. Spesso sono assenti o volutamente assenti. Mentre risulta più facile accettare che non si siano accorte di niente con figlie sposate, risulta più difficile giustificarne l’assenza quando parliamo di ragazze che abitano ancora in casa e questo è da ricondurre ad un certo “analfabetismo” genitoriale riguardo all’educazione dei figli. Genitori intenti a pensare ad altro, o a pensare che tutto vada bene, non notano così i segni delle violenze che spesso sono davanti ai loro occhi. Le reazioni alla venuta a conoscenza del problema sono varie: dalla rabbia verso il compagno, ma quasi mai si tramuta in atti concreti. Rabbia e atteggiamento accusatorio verso la figlia perché non si sia confidata con loro e soprattutto perché loro glielo avevano detto che quello non era l’uomo giusto. Indifferenza: pensano che se la debba vedere da sola. Sono problemi che si devono risolvere all’interno della coppia. Strategia dello struzzo: molti genitori mettono la testa sotto la sabbia, lasciano cadere il discorso nel dimenticatoio senza chiedere più niente, non sapere equivale a non affrontare la questione. Atteggiamento viscido: Perché ce lo hai detto? Non avevamo già i nostri problemi e ora ci dobbiamo preoccupare e stare male per questo problema?

Pochi si preoccupano di chiedere alla figlia: come stai, che hai hai trascorso questi anni, che cosa possiamo fare per te?Pochissimi (nessuno) chiede scusa alla figlia per non essersi accorto di niente, di non esserle stati vicini, di averla accusata continuamente mentre lei viveva una situazione di grandissimo disagio.

Le donne che subiscono violenze dai propri uomini possono andare incontro a danni psicologici molto seri.

Il loro stato emotivo è seriamente compromesso e le loro emozioni sono spesso contrastanti: vanno dalla rabbia al senso di colpa (molti uomini giustificano le violenze accusando le donne). Paura, gli uomini spesso le minacciano di morte in caso di abbandono, altrettanto minacciano di togliere loro i figli e non farglieli vedere.

Molte donne hanno inoltre paura di perdere quello che hanno: la stabilità, la casa, il matrimonio. Tutto quello che hanno desiderato per una vita intera e ad un certo punto vedono sgretolarsi in un attimo.

Molte donne vivono il sentimento contrastante di rabbia-speranza. Rabbia per le violenze continue e la speranza, quasi sempre disillusa, di un cambiamento dell’uomo, di un ritorno alle origini, quando quel compagno si mostrava dolce, amorevole. La speranza che sia un momento passeggero e questa speranza, purtroppo, troppo spesso, porta le donne ad aspettare e a subire per anni, prima di avere il coraggio di ribellarsi.

La speranza dell’uomo che cambia è anche alla base della motivazione per cui le donne non si confidano con i familiari. Le donne pensano che una volta rivelate le violenze ai familiari, questi possano intervenire e causare la fine della storia. Possano criticarla o opporsi fermamente per un eventuale pentimento dell’uomo.

Molte donne arrivano a denunciare, non tanto per far arrestare l’uomo o separarsene, ma con la speranza che la denuncia possa mettere paura all’uomo e far terminare quella spirale di violenze, ritrovando così la pace della vita di coppia.

Ma uno dei sentimenti più forti è sicuramente la vergogna. Molte donne si vergognano dello stato di vittime di violenze. Spesso hanno genitori che hanno sempre osteggiato e criticato quella relazione e confidarsi con i familiari equivarrebbe ad ammettere che avevano ragione. E, d’altro canto, è anche vero che la maggior parte dei genitori che osteggiano una relazione, nel momento in cui dovessero apprendere delle violenze si arrabbierebbero con la figlia, il famoso: te l’avevo detto io. Mentre invece quelle di cui una donna che ha subito violenze avrebbe bisogno è di affetto e di persone che le stiano vicino, cercando di farle capire gli sbagli con dolcezza, accettando anche eventuali perdoni.

Il percorso è lungo, molto lungo e la richiesta di aiuto è l’unica possibilità che una donna ha di uscire dal tunnel, ma riuscire a convincere una donna a chiedere aiuto, molto spesso, è un’impresa ardua.

 


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