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Cyberbullismo | Bullismo a scuola

Cyberbullismo
Bullismo a scuola

Cyberbullismo
Cyberbullismo

 

Negli ultimi anni la tecnologia ha inciso profondamente sul nostro stile di vita, apportando continui e drastici mutamenti nel nostro modo di vivere. L’uso della tecnologia, dei nuovi mezzi di comunicazione, di internet, hanno mutato soprattutto le modalità di relazione tra gli individui.

Oggi interagiamo sempre di più attraverso i social, attraverso il PC e telefoni cellulari sempre più innovativi. Questo ha prodotto delle evoluzioni anche nei fenomeni negativi come il bullismo, che si è ramificato in un fenomeno nuovo: il cyberbullismo.

 

Si tratta di una ramificazione indipendente, che procede per conto suo, poiché le dinamiche, se pur apparentemente simili, presentano significative differenze.

Ma il cyberbullismo è il nuovo bullismo, il bullismo del futuro: Al momento risulta ancora contenuto rispetto al bullismo tradizionale, ma è in forte crescita, e le probabilità che in un tempo non molto lontano supererà il bullismo tradizionale sono molto alte, se non altro in previsione di un futuro dove i rapporti interpersonali diretti saranno sostituiti sempre di più da quelli virtuali.

È bene chiarire subito che insegnanti e dirigenti scolastici possono fare ben poco, almeno sul piano pratico, dove purtroppo risultano essere impotenti. Mentre possono fare molto sul lato teorico informando gli alunni: che cosa è, quali sono le conseguenze e a cosa si va incontro.  Parlarne con i diretti interessati quando si conoscono, avvertire i genitori di bulli, vittime e tutti i protagonisti. Ma oltre questo il ruolo dell’insegnante resta marginale e la cautela è sempre d’obbligo: non sempre è ben accettato che l’insegnante si interessi della vita privata degli alunni.

Dobbiamo sottolineare però che purtroppo senza interventi diretti il bullismo non si può affrontare e tutti i progetti che si possono fare a scuola il più delle volte si riducono meri palliativi.

Ma che cosa è esattamente il cyberbullismo?

Si tratta di molestie, prevaricazioni e maltrattamenti effettuati attraverso l’utilizzo di tutto ciò che è tecnologico: Smartphone, Pc, tablet,  attraverso sms, telefonate, squilli, whatsap, gruppi, social, blog, chat, e-mail. Il tutto con lo scopo di recare danno ad una persona: la vittima. Come nel bullismo tradizionale, i cyberbulli commettono gesti intenzionali, per ferire, offendere e recare danno alla persona presa di mira.

Per cyberbullismo possiamo intendere tutto ciò che offende, spaventa, minaccia attraverso:

  • Telefonate anonime, insulti, offese, volgarità.
  • Sms, mms, whatsap offensivi, volgari, con foto porno, foto della vittima.
  • E-mail offensive, volgari, con foto porno, con foto della vittima
  • Diffusione pettegolezzi sulla vittima, attraverso le mail, gli sms, le telefonate, sui social, sui gruppi.
  • Diffusione notizie false della vittima
  • Derisione: il cyberbullo deride, prende in giro, scredita, ironizza, mette in imbarazzo la vittima sui social, sui forum, nei gruppi.
  • Diffusione immagini o video riguardanti la vittima, speso video imbarazzanti, offensivi, privati, in momenti di intimità.
  • Diffusione di video e foto false, in genere video e foto montaggi della vittima.
  • Rendere pubblico materiale, confidenze, notizie, video o immagini che il cyberbullo si è fatto dare alla vittima dopo aver carpito la sua fiducia, a volte si tratta di una persona che già possiede la fiducia della vittima. Può capitare che la vittima diventi protagonista ignara di qualcosa di imbarazzante e quando si accorge di essere vittima il fatto ha già preso dimensioni immani.
  • Minacce virtuali attraverso i social, le minacce restano in rete non si estendono alla vita reale.
  • Minacce reali: il cyberbullo minaccia la vittima di incontrarla e aggredirla, malmenarla o altro.
  • Furto di identità. Il cyberbullo crea un falso profilo della vittima o si appropria di quello originale e o utilizza in maniera bieca: manda e-mail a nome suo, pubblica cose non vere, calunnia, offende, minaccia, sempre in nome della vittima. Tutto questo con lo scopo di danneggiare le vittima, farla apparire quello che non è, litigare con altre persone, ma anche metterla nei guai: per esempio il cyberbullo utilizza il falso o reale profilo per offendere insegnanti, dirigenti, genitori di altri ragazzi.
  • Esclude la vittima dai sociali, dai gruppi, dalle liste di amici, con lo scopo di recarle danno, viene fatto intenzionalmente per ferirla.
  • Riprende la vittima con videotelefonini in momenti imbarazzanti e pubblica o diffonde il video.
  • Riprende la vittima mentre subisce aggressioni, violenze, molestie e le pubblica o le diffonde.
  • Indifferenza volontaria: Facebook, twitter, google + e altri social,  vivono di “Mi piace” i famosi “like”, di condivisioni, di commenti. Sembra che oggi tutto ruoti intorno alla visibilità virtuale; si mette like ad una foto pubblicata, ad un video, ad un commento, ad un post, ad una frase, ad una considerazione, oppure si condivide, si commenta, è un modo per dire alla persona che ha pubblicato: bravo, bella, bene, sono d’accordo. È anche un modo per dire: hey io ci sono, mi ricordo di te, leggo spesso quello che pubblichi: ti considero. Fin qui è anche una cosa bella, fredda rispetto ai rapporti diretti di una volta se vogliamo, ma è il futuro. Il problema nasce quando alcune persone vengono deliberatamente ignorate. Qualsiasi cosa pubblichino non ricevono mi piace, commenti, condivisioni, anche se pubblicano foto di sé stessi, o post interessanti. Un esempio: Caio condivide un post e non riceve nemmeno un like o un commento. Dopo qualche giorno o anche dopo un’ora Tizio pubblica lo stesso post e riceve molti like, molti commenti e condivisioni. Ma questa forma di cyberbullismo a differenza delle altre è perfettamente legale, immorale magari, ma lecita e non perseguibile.

 

Il bullo, il cyberbullo, il molestatore o stalker come si preferisce chiamarlo, agisce quasi sempre in anonimato, anche se si tratta di un anonimato fittizio, perché in rete si può sempre risalire ai titolari di account, purtroppo, però, le informazioni non sono accessibili a tutti, e in genere solo attraverso una denuncia e l’intervento delle forze dell’ordine, nella fattispecie la Polizia Postale o i Carabinieri, è possibile risalire agli autori, se non addirittura con una denuncia alla Procura della Repubblica.

Una possibilità per combattere cyberbulli è quella di esporre reclamo presso webmaster, ma anche qui i risultati potrebbero essere esigui, poiché anche qualora venisse bloccato l’account nulla impedirà al cyberbullo di crearsene un altro fittizio o reale presso un altro webmaster.

Per le molestie telefoniche, invece,  non è facile richiedere l’intervento dei gestori. Questo avvantaggia molto il cyberbullo che a differenza del bullismo tradizionale può agire indisturbato e senza testimoni. Ovviamente questo rende anche più difficile l’intervento dei genitori, anche quelli più attenti e presenti, perché non possono intervenire direttamente, non possono parlare con gli insegnanti, non possono essere ricevuti dal dirigente scolastico, non possono parlare con il bullo o con i suoi genitori. Almeno fin quando il cyberbullo non oltrepassa gravemente il confine della legalità.

Inoltre, per quanto possa sembrare logico denunciare alle autorità episodi di cyberbullismo, nella pratica non è così facile. Innanzitutto bisogna valutare quanto siano gravi le molestie, ma soprattutto quanto siano considerate gravi dalle forze dell’ordine.

Dobbiamo entrare nell’ottica che smuovere le forze dell’ordine non è sempre qualcosa di semplice, partiamo dal presupposto che spesso quando non ci sono incidenti gravi le forze dell’ordine non sono stimolate ad intervenire. In Italia purtroppo funziona così: se dei rapinatori entrano in un negozio armati di pistole, svuotano le casse e se ne vanno, il negoziante sporgerà denuncia ma nel 90% dei casi non accadrà nulla. Ma se sparano e uccidono qualcuno immediatamente vengono attivate tutte le procedure, vengono visionate le telecamere presenti, le intercettazioni telefoniche etc. Ecco, questo accade anche per il cyberbullismo, se una ragazza si getta dalla finestra si attiva tutto il meccanismo giudiziario, ma fino a quel punto, molto probabilmente nessun genitore troverà aiuto. Ma anche quando si riescono ad attivare le forze dell’ordine non è tutto così semplice come può sembrare, far partire la macchina della giustizia è qualcosa di molto impegnativo, da tutti i punti di vista: economico, psicologico, del tempo da impiegare, spesso è richiesto l’intervento di un avvocato. Infine nel momento in cui parte la macchina giudiziaria sorgono altri problemi, come gli interrogatori della polizia alla vittima, o la possibilità che la famiglia del bullo faccia una contro denuncia per calunnia o diffamazione.

Molti cyberbulli sono avvezzi alla tecnologia e sono a conoscenza che è davvero difficile risalire a loro, e anche laddove la vittima minacciasse di raccontare le molestie ai genitori o di aver avvertire la polizia postale il cyberbullo potrebbe non intimorirsi perché convinto di non poter essere rintracciato.

Inoltre la rete fornisce informazioni di ogni tipo, anche come muoversi per non farsi beccare.

Ma chi sono i cyberbulli e chi sono le vittime?

I dati riportano le ragazze come vittime preferite dai cyberbulli, vengono prese di mira soprattutto con  molestie a sfondo sessuale. Una parte di cyberbulli è composta da ex lasciati o ragazzi rifiutati e utilizzano la rete per vendicarsi infangando la reputazione della ragazza.

Dobbiamo sottolineare che seppure il cyberbullismo viene accostato al bullismo tradizionale, in realtà ci sono differenze molto evidenti. La prima, forse la più importante è che mentre nel bullismo tradizionale la fine delle lezioni, quindi l’abbandono dell’edificio scolastico o l’arrivo a casa, coincide con la fine delle prevaricazioni, il cyberbullismo non ha orari e non ha luoghi: ad ogni ora ed in ogni luogo possono verificarsi episodi di bullismo. Le molestie possono arrivare in qualsiasi momento della giornata, anche di notte.

La vittima può essere molestata continuamente senza che possa difendersi o interrompere le angherie. Salvo spegnere o scollegarsi dalle attività: chat, social, sms, whatsap, etc.! Ma mentre in alcuni casi si può bloccare l’utente che ci infastidisce, come per esempio nei social, diventa più difficile per telefonate, e-mail o sms.

Una altra delle differenze che è che rispetto al bullismo tradizionale il cyberbullismo non comporta forme di violenza fisica poiché viene effettuato attraverso gli strumenti tecnologici, ma ciò non toglie che il cyberbullo potrebbe inasprire la propria condotta ed incominciare ad attivare comportamenti pericolosi per la vittima.

A differenza di quanto molti pensano, il cyberbullo che agisce in anonimato, non coincide quasi mai con il bullo tradizionale. Il bullo tradizionale è un leader, ha bisogno di spettatori, ha bisogno che gli altri sappiano che è lui quello forte, non si nasconde. Se utilizzai social lo fa apertamente. Mentre l’anonimato è più una forma di prevaricazione utilizzata da chi non vuole apparire, di chi ha paura, o di chi è solito agire in modo subdolo.

Ciò non toglie che il bullo tradizionale possa utilizzare la rete per emarginare la vittima, prenderla in giro, ma in genere lo fa quasi sempre apertamente, senza agire in anonimato, almeno che l’odio non sia così profondo da desiderare davvero il male della vittima attraverso atti diffamatori etc.!

Paradossalmente lo stesso bullo potrebbe essere preso di mira, forse da una delle sue vittime che non ha il coraggio di reagire o di affrontarlo nella vita reale.

L’anonimato, muovere i fili di nascosto, dà il coraggio di fare cose che non si farebbero nella vita reale. Spesso è proprio lo status di persona debole, di chi gode di poca visibilità o considerazione nella vita reale che può trasformare una persona innocua in cyberbullo, magari per vendicarsi di un bullo, di un ragazzo o un ragazza da cui è stato/a rifiutato/a, di una persona che gli ha fatto uno sgarro, o semplicemente una persona antipatica che non sarebbe possibile molestare nella vita reale perché ci sarebbero ripercussioni, mentre in rete, dove nessuno sa che sei, nessuno può risalire a te, è più facile agire. La rete garantisce anonimato, e l’anonimato sviluppa delle dinamiche che rendono le persone più disinibite, e le spingono ad avere anche condotte illegali o immorali.

Non è irreale scoprire che il cyberbullo, che pensiamo possa essere una persona che ci odia, possa invece essere invece un amico invidioso, qualcuno che si spaccia per amico nella vita reale ma che in fondo cova rabbia, gelosia, invidia, e si nasconde dietro rete, dietro una falsa identità per dare sfogo alle proprie frustrazioni. Questo meccanismo che in apparenza può sembrare poco corretto è in realtà qualcosa di molto complesso e ambiguo: il cyberbullo sviluppa un comportamento meschino, dove nella realtà fa finta di esser amico, nel virtuale dà sfogo alla parte peggio di sé.

Un altro fattore molto grave è il fatto che in rete alcune dinamiche si inaspriscono. Un chiaro esempio viene dato da quelle situazioni in cui un bullo deride o terrorizza un compagno e gli altri invece di indignarsi guardano, ridono, filmano e fanno il tifo. E bene questo atteggiamento in rete può inasprirsi, perché la persona che, invece di indignarsi di fronte ad un video o una foto di un compagno, o commenti denigratori verso una compagna, condivide, mette mi piace e contribuisce alla diffusione di materiale che offende, denigra, ferisce la vittima. Accade così, a differenza del bullismo tradizionale, che è limitato ad una classe o una scuola,  nel cyberbullismo una foto, un’informazione, una calunnia arrivi a migliaia di persone, attraverso sms, condivisioni etc., tutto questo prima che la vittima riesca a fare qualcosa per fermare la macchina che si è messa in moto.

 

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