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Role play bullismo | Interventi inefficaci

Role play bullismo
Interventi inefficaci

Bullismo role-playing
Bullismo role-play

Un’altra attività utilizzata per contrastare il bullismo è il Role-play, ma funziona davvero? Può essere un’arma efficace o è solo un palliativo?

 

A nostro avviso il Role play è inefficace, ma pur trattandosi di una attività molto bella da realizzare non produce risultati.

 

Il role-play un intervento molto quotato per contrastare il bullismo, è infatti un’attività proposta dalla maggior parte degli esperti di bullismo, e ci rendiamo conto che una critica a questo intervento potrebbe suscitare qualche perplessità da parte dei sostenitori.

Ma la nostra preoccupazione è: che cosa accade mentre parlate con i genitori, somministrate questionari, mostrate film sul bullismo e fate interpretare ai ragazzi i giochi di ruolo?

La vittima continuerà a subire prepotenze.

Ma analizziamo sotto la lente di ingrandimento il role-play.

Prima questione: perché il recitare un ruolo dovrebbe far capire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato? Se così fosse tutti gli attori di cinema e teatro che interpretano il ruolo del cattivo o del bravo sarebbero più buoni di altri attori? Cioè un attore che interpreta un film sull’apartheid non potrà mai essere razzista?

La storia del cinema è piena di attori che hanno recitato film sull’alcolismo o sulla droga eppure sono diventati alcolizzati o tossicodipendenti. Non avrebbero dovuto imparare e non cadere nell’errore? 

Se ci basassimo su questi dati empirici potremmo quasi affermare che il recitare un ruolo potrebbe addirittura  acutizzare il problema.

Ma quanti bulli capirebbero quello che prova la vittima se gli facessero recitare il ruolo della vittima? Il bullo ritiene che la vittima si meriti le angherie perché è fastidiosa e soprattutto il bullo è incapace di provare empatia, cosa ci fa credere quindi che interpretando il ruolo della vittima o del bullo capirebbe il male che sta facendo alla vittima?

Nella maggior parte dei casi il bullo nemmeno assocerebbe quell’attività al suo comportamento di bullo.

Vien da sé, quindi, che anche i gregari partecipando vivamente ad un gioco dovrebbero capire che il bullo ha torto e la vittima ragione. Ma i gregari sono sottomessi o assoggettati al bullo ed è quasi impossibile che capirebbero gli errori del loro capo sulla base di un ruolo recitato.

Tutti da piccoli abbiamo giocato a buoni e cattivi, ma non c’è statistica che possa affermare che chi recitava il buono sia diventato buono e chi recitava il cattivo sia diventato cattivo.

Il role-play è una bellissima attività, ma non fermerà il bullo, ma soprattutto non proteggerà la vittima.

Mentre potrebbe risultare molto importante nella prevenzione e, come vedremo nella parte dell’intervento da noi proposto, nell’informazione che le scuole dovrebbero fare a inizio anno scolastico.

Davanti a queste proposte la vittima non potrà fare altro che riempire il questionario, ascoltare i genitori del bullo mentre affermano che il figlio è un bravo ragazzo, assistere alla proiezione di una decina di film sul bullismo, poi recitare una commedia sul bullismo, magari la parte del bullo. Tutto questo con la speranza che il bullo recepisca questi suggerimenti velati e capisca che sta sbagliando, che smetta di essere bullo e gli chieda scusa. Ma tutto questo non accade, e la vittima continuerà a subire, con tutte le conseguenze che ne deriveranno.

Eppure la vittima ci supplica, con gli occhi, con gli sguardi, con le sue paure non ci sta chiedendo altro che questo:

“Scusate… se siete a conoscenza che in classe c’è un bullo e ci sono io che sono la vittima, perché ci fate fare il questionario? Non potreste dirgli di smetterla?

E perché ci fate vedere dei film? Perché ci fate recitare delle storielle?

Non potreste, per favore, imporre al bullo di lasciarmi in pace?

Oppure poteste mandarlo a casa!

Perché volete a tutti i costi convincermi a denunciarlo? Così ve ne lavate le mani e incolpate me di averlo denunciato?

È così difficile fermarlo?

Perché vi ostinate a cercare di fargli capire da solo che sta sbagliando?

E perché volete che io capisca che lui ha dei problemi e va aiutato? Aiutatelo se volete, dategli anche una medaglia, ma prima di incominciare ad aiutarlo, potreste, così tra una medaglia e l’altra, fermarlo?

Davvero non avete capito che sto vivendo un momento di inferno?”

Ancora una volta vi proponiamo un esempio pratico riportato in età adulta:

Immaginate che uno stalker continui a molestare una ragazza e la polizia proponga alla ragazza e allo stalker di rispondere ad un questionario, poi vedano insieme vari film sulle violenze sessuali, e che poi interpretino un bel gioco di ruoli, e per finire gli si chieda anche di diventare amici. 

Vi sembra assurdo? 

Ecco sì, è assurdo, in entrambi i casi.

 

 

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