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Sindrome del bambino scosso | Shaken baby

Sindrome Shaken baby | bambino scosso
Sindrome del bambino scosso
Shaken baby 

Shaken Baby
Shaken Baby

La sindrome è stata descritta per la prima volta nel 1946, dal pediatra-radiologo John Caffey (e non Carey come erroneamente riportato da Wikipedia italiano, in data 12/02/2013) con il nome di bambino scosso con il colpo di frusta, mentre per il nome di sindrome del bambino scosso si dovrà aspettare il 1972.

Si tratta di gravi lesioni ed emorragie a livello neurologico, causate dallo scuotimento del neonato, in genere effettuato per farlo smettere di piangere.

 

È considerata una grave forma di maltrattamento del neonato, in realtà non si tratterebbe di veri e propri maltrattamenti perché nella maggior parte dei casi le intenzioni dei genitori non sono di recare danno al bambino ma di farlo smettere di piangere. Ed è da non sottovalutare che il 70% dei genitori, ma forse anche di più, ignora totalmente che scuotendo il bambino si possono provocare gravi danni cerebrali.

Spesso in questa fase i genitori che provocano lo scuotimento non pensano di provocare danno al bambino, ritenendo di non aver scosso il bambino energicamente, o di essere stati attenti a non sballottare il capo, ignorando che a quei mesi anche scossoni leggeri, soprattutto se effettuati per più secondi, causano danni che inizialmente possono risultare invisibili poiché colpiscono il cervello, anche se il capo non viene sballottato.

A nostro avviso, prima di colpevolizzare i genitori, il dito dovrebbe essere puntato verso il servizio sanitario nazionale, per la grave mancanza di informazioni, da parte di pediatri e tutte le figure sanitarie, che dovrebbero essere date ai genitori, soprattutto i nuovi genitori. Nella maggior parte dei corsi preparto la sindrome non viene nemmeno menzionata.

In molti pensano che sia naturale sapere che scuotere il bambino fa male, in realtà è un grave errore, perché è un metodo abbastanza utilizzato dai nostri antenati e tutt’ora in voga in molte culture, come per esempio quelle orientali.

Il paradosso sta nel fatto che quando un bambino piange per molto tempo il rimedio che più di tutti dà risultati per farlo smettere è lo scuotimento, ma allo stesso tempo è quello che può provocare maggiori danni, spesso irreversibili.

Quando il personale medico di un ospedale riscontra i danni da sindrome del bambino scosso vengono allertate immediatamente le forze dell’ordine, e nella maggior parte dei casi il giudice toglie il bambino alla famiglia.

Ora se pensiamo al fatto che un genitore ignorasse di provocare danni al bambino scuotendolo, possiamo comprendere come le decisioni di certi giudici sono pari ad omicidi veri e propri. Basterebbe informare i genitori, insegnargli tecniche contro il pianto, seguirli con un tutoraggio per un periodo di tempo, affinché il problema non si ripresenti, ma mai e poi mai un bambino andrebbe tolto ai genitori.

Il problema è che se certi giudici ed assistenti sociali fossero più competenti e non affetti dal delirio di onnipotenza, comprenderebbero che fare il genitore non è molto facile. Un bambino che piange ininterrottamente per ore, di notte, una madre che soffre di depressione post parto, la stanchezza di più notti passate insonni, tutti insieme sono fattori che possono provocare un forte stato di stress, tale da effettuare interventi non consoni, senza per questo avere l’intenzione di fare male al bambino. Se il dinamismo di giudici e assistenti sociali fosse usato non come pugno di ferro, ma per prevenire e dare supporto alle mamme e ai genitori in difficoltà, si potrebbero evitare tante scelte infelici.

Basterebbero opuscoli informativi negli ospedali e nelle cliniche ginecologiche e pediatriche. Così come azioni di tutoraggio a casa delle nuove coppie di genitori. Così come gli organi di stampa che si occupano soprattutto di pappe e pappine, pannolini, latte e tutto quello che fa parte del business economico.

Mentre tutt’altro è la variazione sindrome shaken impact dove il bambino oltre ad essere scosso è letteralmente scaraventato sul letto o addirittura piani solidi.


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