Educatori e bullismo | Educatore psico-comportamentale

Educatori e bullismo
Educatore psico-comportamentale

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Educatore psico-comportamentale

 

Chi è l’Educatore psico-comportamentale? Figura tanto odiata da psicologi e psicomotricisti? Quali sono gli ambiti di intervento e come vengono affrontati?

 

L’educatore psico-comportamentale è quella  figura che dovrebbe essere imprescindibile in presenza di bambini difficili.

 

 

L’Educatore psico-comportamentale è un professionista che si distacca molto dall’Educatore professionale della tradizionale italiana. La sua figura, insieme al Musicoterapista, dovrebbe rientrare a pieno titolo nelle lauree triennali come il Logopedista, il Fisioterapista, il Neuropsicomotricista ed il Tecnico della riabilitazione psichiatrica, ma ben diversa da quella proposta nelle facoltà di medicina e quelle della formazione, dove la figura è asettica, e non riesce a connotarsi poiché tende l’occhio alla psicologia o alla didattica.

In realtà la collocazione di questa professione dovrebbe essere al quanto semplice:

se per un bambino con problemi di linguaggio viene interpellato il logopedista,

se per un bambino con problemi fisici viene interpellato il fisioterapista,

se per un bambino con problemi psicomotori viene interpellato il Neuropsicomotricista,

vien da sé che per un bambino con problemi comportamentali si dovrebbe interpellare l’educatore comportamentale!

Ma, non si capisce perché, quando un bambino presenta problemi comportamentali vengono interpellate figure che non sono direttamente connesse al comportamento: lo Psicologo e il Neuropsicomotricista.

L’educatore psico-comportamentale è un professionista che dovrebbe essere interpellato quando siamo in presenza di bambini che hanno problemi comportamentali che nessuno riesce a risolvere in breve tempo.

Quando in una scuola c’è un bambino aggressivo, o iperattivo, o con grave handicap neurologico, o un bambino autistico, è necessario l’intervento dell’educatore psico-comportamentale.

Stesso cosa varrebbe per le ASL o i centri di riabilitazione quando, tra i loro pazienti, ci sono bambini disadattati, aggressivi etc.!

Lo stesso varrebbe in una casa famiglia dove, in presenza di bambini aggressivi, l’educatore comportamentale non dovrebbe fare l’operatore sociale, ma effettuare terapia comportamentale al bambino aggressivo.

Il compito dell’Educatore psico-comportamentale dovrebbe essere quello di intervenire laddove sono presenti bambini con comportamenti negativi ed intervenire per modificare o eliminare quei comportamenti, attraverso tecniche comportamentali, ma allo stesso tempo tenendo in grande considerazione il lato psicologico del bambino.

Il suo percorso di studio dovrebbe prevedere la conoscenza di tutte le tecniche che servono per affrontare bambini con problemi di comportamento. 

Alcuni degli ambiti di studio dell’Educatore psico-comportamentale sono:

Bullismo: Educazione abilità sociali, tecniche di assertività, tecniche specifiche per affrontare il bullismo, educazione civica/morale, educazione alle emozioni/relazioni/affettività, tecniche di conduzione e coordinazione di gruppo ed equipe , problem solving, gestione conflitti.

Autismo e Handicap: ABA, metodo cognitivo-comportamentale di base (rinforzi, prompt, fading etc.), metodo dei Cambiamenti Continui, animazione ludica, floortime, teacch, clowntherapy, pet-therapy, insegnamento autonomie,

Aggressività: tecniche di rilassamento, tecniche di contenimento, tecniche di gestione conflitti, tecniche di autodifesa.

ADHD (Iperattività e Deficit dell’attenzione):  tecniche di  concentrazione, tecniche di autocontrollo, attività motorie.

Oltre la maggior parte delle materie studiate nei corsi: pedagogia, storia della pedagogia, psicologia, psicologia dello sviluppo, psicologia dell’età evolutiva, neuropsichiatria, sociologia, anatomia, malattie genetiche, pronto soccorso.

Queste sono solo alcune linee guida su come dovrebbe essere la figura dell’Educatore psico-comportamentale.

Come avrete notato mancano quelle descrizioni filosofiche/psicologiche che accompagnano spesso le didascalie delle professioni socio-sanitarie, ma la scelta è basata sulla volontà di produrre una spiegazione, quanto più chiara possibile, di cosa sia esattamente un educatore psico-comportamentale.

Molto importante è sfatare un luogo comune: la figura dell’educatore comportamentale è mal vista da tutto l’ambiente della psicologia e quelli di orientamento psicologico come gli psicomotricisti, ritenendolo, erroneamente, eccessivamente severo, e rimproverandogli l’utilizzo di tecniche autoritarie e invasive, di stampo militare. Tutto questo è totalmente privo di fondamento, e purtroppo tali affermazioni nascano spesso dal fatto che gli psicologi e psicomotricisti non riescano ad accettare i risultati che gli educatori ottengono sui comportamenti negativi. Ed è proprio parola psico vicino a comportamentale che chiarisce il senso della professione. Psiche non sta a significare che l’educatore fa lo psicologo, ma vuol dire che dà molta importanza alla psiche del bambino. Infatti nel proprio intervento, oltre alla disciplina, che non ha niente a che vedere con quella militare, ma quanto più a quella sportiva, vengono utilizzati dei principi fondamentali: amore, fantasia e divertimento, senza dei quali i risultati non sarebbero mai straordinari.

 

 

Commenti (2)

Buongiorno, nel caso i genitori non vogliano riconoscere che il proprio bambino ha dei comportamenti di bullismo, come si può proporre l’introduzione in classe di questa figura professionale? E nel caso anche la scuola sia titubante ad ammettere il bullismo, per vari motivi, può essere il gruppo genitori a richiederne la presenza, anche solo a tutela della sicurezza e serenità delle ore scolastiche?

Il dirigente scolastico è l’unica figura che può decidere, ma in quanto tale è anche quella che paga penalmente. I genitori che non riconoscono i figli come bulli sono molti, e per esperienza la possibilità di convincerli sono pochissime. Il dirigente scolastico ha dalla sua anche un altro elemento: il lato economico: inserire una tale figura avrebbe dei costi. un altro problema è che questa figura in Italia non esiste. Esistono gli educatori professionali, ma il 90% di loro del bullismo ha letto uno, massimo due libri in materia. Ci si potrebbe rivolgere al Consiglio di istituti, dove quello che viene deliberato è legge. Ma può essere anche un’arma a doppio taglio: una volta deciso un NO, non ci sarebbero altre possibilità. Ma i genitori dei bambini hanno diritto alla serenità e alla sicurezza dei figli. Ergo se venisse presentata una richiesta scritta e, soprattutto PROTOCOLLATA dove viene sottolineato che i comportamenti bullistici possono tramutarsi in atti violenti dannosi a oggetti e persone. Il dirigente scolastico a quel punto dovrà per forza di cose assumersi le proprie responsabilità, perché avvertito. Poi se proprio volete essere “cattivi”, e io ritengo che con i dirigenti scolastici bisogna esserlo, potete scrivere: Avendo segnalato la questione, qualora la scuola si ostinasse a non intervenire e si verificassero spiacevoli incidenti, i genitori riterranno il dirigente scolastico direttamente responsabile.

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