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Bullismo bullo amico | Bullismo a scuola

Bullismo bullo amico
Bullismo a scuola

Bullo amico
Bullo amico


Chi è il bullo amico? Chi è questa figura di cui si parla poco?

Spesso il problema viene travisato e visto come semplici conflitti tra compagni, ma che in realtà nascondono veri e propri casi di bullismo.

 

È una forma di bullismo molto difficile da individuare e può sfuggire perfino agli operatori più attenti. Si tratta di un’amicizia “a rischio” che si instaura tra due bambini, ma di solito a questa relazione  non viene dato il giusto peso ed il più delle volte viene liquidata come un semplice rapporto conflittuale tra i bambini: cane e gatto, odio e amore.

In realtà se analizziamo il problema a fondo, possiamo notare una relazione insana che lascia trapelare modalità di prevaricazione a senso unico, nonostante il rapporto di amicizia. In apparenza i due bambini si amano e si odiano, litigano, si allontanano uno dall’altro reciprocamente. Ma nella maggior parte dei casi, a decidere le sorti di questa amicizia, è sempre uno dei due bambini, quello socialmente più forte: decide i giochi, decide luoghi e tempi, decide quando allontanare il compagno più debole e quando ritornare.

Ed è così che quello che viene considerato “rapporto conflittuale” tra due bambini mostra tutte le caratteristiche del bullismo: c’è la vittima che subisce, c’è il bullo che prevarica, e c’è la continuità nel tempo, perché le angherie e gli allontanamenti del bambino più forte sono ricorrenti. Ciò che, invece, determina una differenza con il bullismo classico è che di base c’è un rapporto di amicizia: la vittima non odia il bullo, ma prova affetto per lui. Il fatto di essere messa spesso da parte, di venire isolata e maltrattata, può però innescare nella vittima dei comportamenti inadeguati, con reazioni spropositate, che a volte possono portare gli operatori a valutarli come atti di bullismo, accade così che addirittura si invertono i ruoli: il bullo diventa vittima e viceversa.

Si tratta di una forma di bullismo molto sottile ed infida. Ad attuare il bullismo non è un compagno di classe qualunque o un ragazzo più grande, e nemmeno il branco, ma il migliore amico della vittima o presunto tale. È un comportamento malato, che rasenta la follia. Molto simile al meccanismo che scatta nei casi di violenza sulle donne: fino ad un certo punto l’uomo è amorevole, tenero, poi improvvisamente scattano le violenze, la donna subisce, dice di non volerlo più, ma poi lui ritorna, piange, la supplica e lei lo perdona.

Accade con  modalità molto simili tra il bullo amico e la vittima. Il bullo e la vittima sono amici, spesso migliori amici, poi per meccanismi non sempre chiari, sopraggiunta di altri amici, momentanea intolleranza ai difetti o al carattere del compagno, accade che l’amico più forte abbandoni l’amico di sempre, si unisca ad altri o altro compagno, lo isoli, ne parli male, lo calunni, lo derida e lo offenda, gli usi violenza, o semplicemente gli mostri totale indifferenza. Ma tutto questo può durare un giorno o una settimana o mesi, ma prima o poi il bullo torna ad essere amico della vittima, per convenienza o per affetto.

Ma c’è una seconda modalità, in cui non è il bullo a cercare la vittima, ma il contrario: la vittima cerca il bullo, tenta di rientrare nelle sue cerchie e alla fine il bullo cede e accetta di ridiventare suo amico.

Assieme all’Emarginato violento e alla vittima ambigua il bullo amico è tra le figure più sottovalutate quando si affronta il bullismo.

 

 

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