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Bullismo siti web | Strafalcioni nel web

Bullismo siti web
Strafalcioni nel web

Bullismo siti web
Bullismo siti web

 

In genere tendiamo a non usare la mano forte quando dobbiamo criticare il lavoro degli altri, ma per questo articolo, chiediamo venia, siamo un po’ cattivi e molto critici nei confronti di chi parla di bullismo a sproposito.

 

Ma l’intento non è quello della mera critica, siamo “duri” perché spesso le informazioni riportate nei siti web sono fuorvianti, prive di fondamento ma soprattutto pericolose.

 

 

Dobbiamo sottolineare che ci sono che siti come www.azzuro.itwww.smontailbullo.it, www.bullismo.info, www.stopalbullismo.it, così come il sito dei Carabinieri e della Polizia, e tanti altri, che riportano informazioni interessanti, precise e attente, soprattutto basate su effettiva conoscenza del problema, se pur su alcuni punti si possano avere opinioni diverse. Ma la nostra battaglia è contro quei siti web che minano seriamente la già precaria stabilità psichica di una vittima: ricordate che oggi internet è la prima fonte di informazioni dei ragazzi, ed è il primo posto dove una vittima di bullismo andrebbe a cercare informazioni.

Come abbiamo già specificato in altri articoli, il pericolo maggiore di notizie false arriva dalla rete. Basta andare su google, cliccare bullismo e ci troviamo una marea di siti web, alcuni interessanti, altri invece riportano notizie che non corrispondono a verità. Dettate da errori di valutazione, molto probabilmente scritte da persone che non hanno mai letto niente sul bullismo, basandosi sugli studi universitari fatti sull’aggressività, o ancora peggio, spulciando altri siti sul bullismo, riportando poi le notizie con il copia incolla, avendo letto qualche articolo di giornale o ascoltato un programma di gossip in televisione.

Una delle nostre battaglie è quella dei consigli alle vittime, perché risulta essere una metodologia non applicabile, e soprattutto sposta l’attenzione del problema sulla vittima e non sul bullo.

Alcuni esempi possono essere questi consigli che troviamo spesso:

  • Non far vedere che hai paura o sei arrabbiato.

Consiglio non applicabile, rischioso per la vittima: leggi perché

  • Cerca di essere divertente

Anche questo è un consiglio non applicabile: leggi il perché

Eppure, anche avendo opinioni diverse, teniamo comunque in considerazione tali affermazioni, che da noi vengono analizzate.

Mentre non possiamo accettare, a costo di sembrare polemici, affermazioni aberranti seriamente pericolose per la vittima.

Di siti che pubblicano inesattezze il web ne è pieno, e non basterebbe il tutto il nostro blog per elencarli. Il più classico degli errori è sicuramente quello di attribuire al bullo una personalità fragile che ha bisogno di aiuto:

Quando parliamo di bullismo non c’è una sola vittima. Anche il bullo è una vittima che spesso nasconde paure, dolori ed insicurezze. E come la vittima stessa, va aiutato.

Ora mettiamo pure che in alcuni casi questo possa essere vero. Abbiamo detto noi stessi che l’emarginato violento, soggetto disadattato, a volte può diventare bullo, ma la frase sopra dice “spesso” il che vorrebbe dire che la maggior parte dei bulli ha bisogno di aiuto. E i mafiosi no?

Su alcuni siti, abbiamo trovato l’aberrante idea che addirittura la vittima provi piacere nell’essere prevaricata (cosa che potrebbe accadere solo nel caso della vittima ambigua, per altro tesi non dimostrata da nessuno studio) dove oltre all’errore di valutazione si commette anche un grave errore di terminologia confondendo la sindrome di Norimberga con quella di Stoccolma. Sindrome, quella di Stoccolma, tanto amata dagli psicologi, ma che non rientra nemmeno nel DSM 4.

Sappiate che nel 90% dei casi in cui si parla di sindrome di Stoccolma si tratta di pura fantasia degli psicanalisti che cercano di colpevolizzare la vittima in favore del carnefice. Uno su tutti il caso della ragazza austriaca segregata per otto anni, in cui sembra che tutto il mondo della psicologia non abbia avuto altro interesse che psicanalizzare la ragazza, cercando di trovarle tutte le malattie mentali possibili. Quasi fosse lei il carnefice.

Ma provate a pensare per un attimo ad un bambino vittima di bullismo che va in rete e scopre di provare piacere nell’essere prevaricato.

Poi legge di essere affetto dalla sindrome di Norimberga: cioè?

La sindrome di Norimberga parte dal famoso processo contro i criminali nazisti, e nasce dall’idea che a causa degli atroci atti compiuti e dei documenti che dimostrano in maniera macabra gli atti del nazismo, chi deve valutare gli imputati sia influenzato ed abbia già deciso una sentenza di colpevolezza per l’imputato, prima ancora che si faccia o finisca il processo.

Cioè la vittima si è fatta un giudizio sul bullo basato sul pregiudizio?

Ma forse l’autore ha scritto erroneamente sindrome di Norimberga e invece intendeva la sindrome di Stoccolma?

Bene la vittima ora cerca il significato e viene a sapere di essere innamorata del bullo. Peccato che la vittima nella maggior parte dei casi sia dello stesso sesso del bullo.

Quindi la vittima leggendo l’articolo capisce di essere affetta da sindrome di Stoccolma e omosessualità latente!

Magari a questo punto si scopre anche essere un’assassina? Allora fa bene il bullo a prevaricarla?

Anche nel caso della vittima ambigua che potrebbe provare un certo piacere nell’essere prevaricata, le motivazioni vanno ricercate in altri fattori psicologi, non certo nelle sindrome di Stoccolma.

E cosa dire di un sito nazionale per l’informazione ai giovani che parla del bullo come un ragazzo che non sa riconoscere i propri sentimenti, che ha sofferenze, a sua volta vittima di bullismo e per questo se la prende con gli altri, che addirittura si comporti da bullo perché ha paura di diventare vittima di bullismo.

A questo punto la vittima dovrà andare dal bullo e chiedergli scusa per averlo giudicato male, abbracciarlo e dirgli che vuole aiutarlo a superare i suoi problemi. Che lo accompagnerà nel cammino per uscire dal tunnel di sofferenza in cui si trova. Se poi, come accadrà nel 100% dei casi il bullo gli molla un pugno, non si deve preoccupare, si deve rialzare e continuare nel volerlo aiutare, almeno fino a quando non finisce nel reparto psichiatrico di un ospedale.

Dire ad una vittima che il bullo è un ragazzo che soffre, è come dire ad una donna che viene picchiata da un uomo che quell’uomo è una persona che nasconde sofferenza, quindi se la donna potesse soffrire in silenzio ed evitare di denunciarlo per non aggiungere altre sofferenze, sarebbe un bel gesto.

Ma chi scrive ha mai conosciuto un bullo? Ha mai letto un libro sul bullismo? Ha mai assistito ad episodi di bullismo?

Purtroppo è fin troppo chiaro che chi scrive sui blog troppo spesso si è formato in merito su settimanali e talk show.

 

 

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