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Bullismo definizione | Bullismo a scuola

Bullismo definizione
Bullismo a scuola

Bullismo definizione
Bullismo definizione

“Il bullismo è la prevaricazione sociale, fisica, psicologica e strumentale, che un soggetto più forte, il bullo, perpetra con continuità ai danni di un soggetto più debole: la vittima.”

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Sicuramente navigando in rete e leggendo libri  troverete un’infinità di definizioni sul bullismo. Noi abbiamo cercato di riunire in una sola frase gli elementi principali che caratterizzano il fenomeno.

Le prepotenze possono protrarsi per periodi moderatamente brevi, fino a durare anni. La vittima può subire violenza fisica, minacce, intimidazioni, furti, rottura di oggetti personali, emarginazione sociale, derisione, calunnie. La maggior parte delle vittime reagisce alle prevaricazioni con forti stati di disagio, ansia e paura. Subire bullismo può minare seriamente la stabilità psico-fisica di un bambino, fino a provocare forti traumi che possono portare conseguenze anche in età adulta.

Perché si possa parlare di bullismo è importante che vi siano quattro fattori:

  1. Ci sia un soggetto più forte, il bullo, che reca danno ad un soggetto più debole, la vittima,  in modo diretto o indiretto.
  2. Che i soggetti, bullo e vittima, siano sempre gli stessi (mentre possono variare gli altri protagonisti)
  3. Che le azioni di prevaricazione si protraggano nel tempo.
  4. Che gli atti di prevaricazione non siano estremamente violenti o infrangano la legge.

L’ultimo punto è necessario per chiarire che il bullismo non va confuso con quello che impropriamente definiremo bullismo degenerato. Quando ci troviamo di fronte a casi di violenza estrema o gravi furti, o ancora a danni alle strutture private e pubbliche, non possiamo parlare di bullismo, ma di veri e propri atti criminali, che vanno annoverati sotto il termine di criminalità o delinquenza minorile. Ma, pur essendo due problematiche molto gravi, bullismo e criminalità non sono strettamente correlate.

Un chiaro esempio può arrivare dalla differenza che passa tra molestie sessuali e lo stupro: Una donna può essere oggetto di molestie sessuali per anni senza che il molestatore (spesso si tratta di colleghi di lavoro o conoscenti) arrivi a stuprarla. Così come una donna può subire uno stupro senza che abbia mai subito molestie sessuali. Ma, altrettanto, una donna può subire uno stupro da chi l’ha molestata per anni. Ma nel momento in cui le molestie degenerano in stupro, non si può più parlare di molestie sessuali ma di “stupro” cioè un vero atto criminale.

Lo stesso discorso vale per il bullismo: un bambino può subire bullismo per anni senza che finisca mai al pronto soccorso, così come può finire al pronto soccorso senza aver mai subito atti di bullismo. Può accadere, però, che una situazione di bullismo degeneri e accada che un bambino che fino a quel momento aveva subito prevaricazioni, venga pestato e mandato al pronto soccorso, ma in questo caso non si può più parlare di bullismo, ma di atto criminale.

È doveroso sottolineare che tale distinzione non tende a sminuire una problematica a favore di un’altra. Si tratta in entrambi i casi, di situazioni che lasciano segni profondi nella psiche di un bambino.

Altre situazioni che non rientrano in quelle succitate, possono definite come casi di bullismo occasionale o episodi di prepotenza occasionali.

Dobbiamo sottolineare che spesso sono proprio i mass-media che tendono a utilizzare impropriamente il termine bullismo quando si parla di casi che riguardano i minori. Questo può accadere per la mancanza in una conoscenza approfondita del problema o, semplicemente, per catturare l’attenzione degli utenti attraverso argomenti che suscitano forti emozioni o perché sono di moda.

 

 

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