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Bullismo operatore amico | Bullismo

Bullismo operatore amico
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Bullismo Operatore amico
Bullismo Operatore amico

 

Per ovviare alcuni dei problemi che la scuola deve affrontare quotidianamente, un buon supporto può venire dall’operatore amico.

 

Figura indicata per aiutare i bambini più bisognosi, ma che necessita di alcuni accorgimenti importanti perché il suo intervento non risulti controproducente.

 

La prima cosa da evidenziare è che l’operatore amico dovrebbe essere soprattutto una presenza di stimolo e non di sostituzione, vale a dire che dovrebbe spronare il bambino nelle attività quotidiane e non farle al suo posto. Inoltre, fatta eccezione per i bambini con gravi difficoltà, la durata del suo operato dovrebbe essere moderatamente breve, poiché il bambino potrebbe assuefarsi al supporto e venire meno in quelle che sono le proprie responsabilità e ritarderebbe le acquisizioni delle autonomie.

Molto importante diventa la scelta del bambino che ricoprirà il ruolo di operatore amico, ma soprattutto individuare un bambino tra quelli che realmente sono empatici e predisposti al ruolo di operatore amico; spesso, infatti, gli insegnanti decidono arbitrariamente basandosi sulle proprie opinioni, ma questo può comportare dei rischi, poiché un bambino costretto suo malgrado a ricoprire un ruolo, potrebbe a lungo andare, ma anche in breve, diventare ostile nei confronti del bambino da assistere e ritenerlo causa di un compito ingrato, addirittura potrebbe pensare che si tratta di una punizione che gli è stata inflitta.

In realtà il vero operatore amico dovrebbe essere il bambino che si propone come sostegno senza che nessuno glielo chieda.

A nostro avviso, però, è molto più efficace l’idea degli operatori amici, cioè: non un operatore amico, ma tutti i bambini della classe che, ogni giorno o ogni settimana, si avvicendano per sostenere i bambini più bisognosi. Per esempio: nel caso di un bambino speciale o in difficoltà, si lascerebbe il posto a sedere vicino a lui vuoto, dove si alternerebbero, di volta in volta, gli altri bambini che a turno gli faranno da operatore amico.

Ricordiamo che questa modalità non solo è utile per il bambino speciale, ma anche per tutta la classe che viene in questo modo responsabilizzata, questo perché la turnazione di tutta la classe, diventa un dovere morale a cui tutti gli alunni sono chiamati a partecipare, compreso i meno empatici, diventando così un’ottima opportunità per fortificare le abilità sociali negli alunni. Anche il bambino meno empatico tende a svolgere il ruolo senza troppe difficoltà, perché è un dovere che spetta a tutta la classe, si evita così la sensazione punitiva.

Ritornando all’idea dell’operatore amico, dobbiamo sottolineare un fattore molto importante: il bambino coadiutore deve avere chiaro quali sono i suoi limiti e cioè sapere che non è un superiore del bambino bisognoso, non è un maestro che può impartirgli ordini, comandare, obbligare, costringere. Non può richiamare, rimproverare o punire. È fin troppo facile che un bambino, sentendosi responsabile, e mosso da tutte le buone intenzioni, prenda un po’ la mano e cominci a comportarsi in modo inappropriato nei confronti del bambino bisognoso.

Alcuni autori ritengono che l’operatore amico possa essere utilizzato per affrontare il bullismo, ricevendo però, prima una formazione adeguata. È nostro avviso, però, che formare un bambino a diventare operatore amico sia un modo sbagliato di risolvere il problema. Il lavoro non dovrebbe gravare su un solo bambino poiché a lungo andare potrebbe risentire del peso di quella responsabilità e a farne le spese potrebbe essere il bambino bisognoso. Ma ancora una volta, accadrebbe quello che ormai stiamo cercando di dire da tempo: la responsabilità ricadrebbe tutta su un solo soggetto, per altro un soggetto non solo innocente riguardo il bullismo, ma addirittura uno dei pochi a sostenere la vittima.

Il bullismo è un problema sociale e spetta alle istituzioni risolverlo, e non scaricare le responsabilità su uno o più bambini, anche se “adeguatamente” formati. Inoltre sarebbe opportuno sapere chi sono le persone preposte alla formazione dell’operatore amico e quanta validità avrà quella formazione. Troppo spesso ci troviamo di fronte a formatori che non conoscono realmente il bullismo, ma ritengono di poter formare le persone che dovranno affrontarlo.

Infine, quanto tempo durerà la formazione dell’operatore amico? Che cosa farà la vittima nel frattempo? Ma tutto questo tempo non potrebbe essere dedicato semplicemente a fermare il bullo?

Ma c’è un grande limite a cui l’operatore amico va incontro, ed è il grado di difficoltà dei bambini da aiutare e il grado di aiuto che l’operatore deve fornire. Proprio nel caso del bullismo l’operatore può risultare inutile, controproducente, ma soprattutto pericoloso perché può innescare ulteriori situazioni a rischio. Innanzitutto deve essere chiaro che per difendere la vittima dal bullo e dal branco l’operatore amico dovrebbe essere un bambino con una buona dose di carisma e fisicamente forte. Ma spesso il carisma e la forza fisica non fermano le prepotenze, questo potrebbe mettere l’operatore amico in una posizione difficile, addirittura diventare bersaglio del bullo e del branco.
Una soluzione potrebbe essere quella dell’operatore amico che non fa da difensore o da paciere, ma da segnalante. Vale a dire che nel momento in cui un bambino è vittima di bullismo, l’operatore amico segnala immediatamente il caso agli insegnanti o chi per esso. Ma ancora una volta si pone il bambino nella condizione di fare la spia. Perché in una scuola si deve mettere in condizione un bambino di fare la spia, quando si possono dare agli insegnanti gli strumenti per individuare i casi a rischio e prevenirli?

Per dovere della verità, dobbiamo però aggiungere che quando un soggetto carismatico prende in simpatia la vittima e la difende, la situazione per quest’ultima cambia molto. La presenza di una persona che prende le sue difese riduce di molto le angherie. E anche se il bullo, in modo subdolo,  continua a perseguitarla, anche in maniera quasi impercettibile, la presenza di un difensore, se non altro, serve almeno ad allontanare i membri del branco e altri molestatori. Inoltre tende a rendere le prevaricazioni più sul piano sociale, meno su quello fisico.

Ma è bene precisare che questo meccanismo funziona solo perché il “difensore” lo diventa spontaneamente e non perché suggerito o obbligato e formato da altri.

Concludiamo dicendo che l’operatore amico può essere una eccellente risorsa se utilizzata in modo corretto, soprattutto quando si tratta di aiutare bambini speciali, ed è soprattutto valida quando il ruolo di aiutante è ricoperto da tutti gli alunni della classe che si avvicendano periodicamente. Mentre siamo scettici, ma non la escludiamo a priori, il suo utilizzo con il bullismo.

 

 

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